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A Roma il Recovery servirà a unire la città alla campagna

Nel quadro di generale delusione per i soldi che il Recovery plan destina alla Capitale, ci sono 106 milioni che qui arriveranno all’interno di 14 progetti nazionali strategici inseriti dal governo nel piano per i “grandi attrattori culturali”, su cui saranno investiti un totale di 1,46 miliardi. Uno di questi riguarda appunto Roma. Si tratta del Progetto Urbs, il cui obbiettivo è valorizzare e mettere in connessione il Museo nazionale romano e il Parco archeologico dell’Appia antica, unendo la città alla campagna. L’Mnr, che di quei 106 milioni se ne prenderà una settantina, è una realtà complessa che comprende Palazzo Altemps, Terme di Diocleziano, Crypta Balbi e Palazzo Massimo, sotto la guida di Stéphane Verger.

 

 

Tra queste, il sito che avrà bisogno di maggiori investimenti sarà la Crypta Balbi.  Trenta milioni, invece, andranno al Parco dell’Appia antica, dove verrà migliorato lo stato e la fruibilità di alcuni siti, come la Villa dei Sette Bassi, ma si procederà anche a nuove acquisizioni, restauri e messe in sicurezza.  L’idea si muove secondo due direttrici. Innanzitutto mettere in connessione luoghi tra loro legati da un punto di vista storico e archeologico. “Molti oggetti presenti nei siti del Mnr provengono dall’Appia. Quindi, anche con l’utilizzo della realtà virtuale, si vuole aiutare il visitatore a contestualizzare le opere”, spiega Simone Quilici, direttore del Parco Archeologico.

 

In secondo luogo, costruire un percorso alternativo di fruizione della città puntando su un turismo di qualità, meno mordi e fuggi. “Chi viene per due giorni a Roma fa il solito giro Colosseo-Pantheon-Fontana di Trevi-Musei Vaticani. Chi invece ci resta più a lungo o magari ci torna sarà interessato a scoprire altre cose. I siti del Mnr hanno la fortuna di essere molto centrali: noi vogliamo legare di più l’Appia al centro, creando un’ideale continuità”, aggiunge Quilici. Anche per questo il Parco punterà su un turismo non solo archeologico ma anche escursionistico, perché l’Appia non è solo monumenti e catacombe, ma anche natura e paesaggio, come ben sanno i romani che la affollano ogni week end.  

 

Nel 2019, ultimo anno pre-Covid, il Colosseo ha registrato 7 milioni di visitatori, le Terme di Caracalla 300 mila e l’Appia antica 60 mila. Ma anche le meraviglie di Palazzo Altemps o le Terme di Diocleziano hanno un numero di visitatori ridotto rispetto alle potenzialità. L’idea, dunque, è di una città i cui tesori siano connessi l’uno all’altro, in modo da invogliare i turisti ad allargare lo sguardo. “Il Museo nazionale romano e il Parco dell’Appia diventano insieme strumenti di conoscenza della storia e del patrimonio diffuso consolidando la potenzialità di attrazione di flussi turistici”, ha commentato il ministro Dario Franceschini presentando l’iniziativa.

 

Trecento milioni, invece, la cifra destinata  al raddoppio di Cinecittà, mentre 500 milioni andranno a finanziare il progetto Roma Caput Mundi, che conterrà anche i fondi per il Giubileo del 2025. Insomma, i 10 miliardi per Roma promessi dall’ex ministro Roberto Gualtieri, già scomparsi nella bozza del Recovery di Giuseppe Conte, non sono ricomparsi nel documento di Draghi. Per il momento ci sono meno soldi, ma il Progetto Urbs è qualcosa su cui puntare, considerando che i tempi di realizzazione sono quelli del Recovery, quindi stretti. 

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