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Abbiamo un genio in meno, un mito in più

La morte di Franco Battiato non sorprende per il suo stato di malattia aggravato nel tempo ma ancor più impoverisce il nostro panorama culturale rimasto sempre più povero di voci originali

Battiato è il musicista che non lascia indifferente. L’uso del tempo al presente è voluto perché l’arte, a differenza della vita, ha il tratto dell’eternità. Proprio quella che Franco Battiato ha celebrato molte volte nei suoi versi inseriti nelle sue musiche a volte classicheggianti e gonfie della nostra migliore tradizione melodica, altre volte arabeggianti con occhio più all’Oriente che ai nostri pulsionali accadimenti.

Franco Battiato aveva un motivo ricorrente che è quello per cui il nostro fluire di cose sono tutte immesse in un Eterno Ritorno per cui la visione dell’Eternità come atto compiuto di vita, deve andare ben oltre l’atto di fede per diventare consapevolezza quotidiana.

Ed è in questo circo che siamo tutti inseriti. Conformisti o non, sciamani e improvvisati ballerini di discoteca siamo tutti in questa grande passerella di cui l’esistenza reale consiste solo nell’epifenomeno.

Ma il suo esempio resta grande nella musica perché non rapportabile ad alcun altro grande esempio. Mentre per Paolo Conte il riferimento agli chansonnier è obbligato, per Lucio Battisti al nascente rhythm and blues americano … Franco Battiato è unico per la sua assoluta originalità. Da quel di Catania sembrava guardare il mondo dal suo centro traendone anche quel garbato riso dei gentiluomini di quella terra antica.

Un ricordo adeguato per lui non deve essere quindi nel solco dei coccodrilli, tipici di questo genere letterario di scritto post morte, ma di eternizzazione di un discorso che continua a suonare nelle sfere dell’Universo.

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