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Ama e cimiteri, in pratica per il Campidoglio è colpa dei giornali

La seduta dell’Assemblea capitolina, come spesso accade, inizia onorando i morti. I consiglieri osservano un minuto di silenzio nei confronti di Luana D’Orazio, la ragazza di 22 anni vittima di un terribile incidente sul lavoro. Eppure, se ieri l’aula Giulio Cesare si è riunita, è proprio perché a Roma da alcuni mesi non a tutti i morti si riesce a garantire il giusto tributo. Lo scandalo cremazioni è arrivato in consiglio comunale. E c’è arrivato molto male. La sindaca Virginia Raggi non partecipa. Nel corso della seduta i due interventi principali dell’assessora al Verde Laura Fiorini e dell’amministratore unico di Ama Stefano Zaghis diventano l’occasione per scuse a mezza bocca e reciproci accuse.

 

 

Comincia Fiorini. “Esprimo vicinanza a chi ha perso i propri cari, so bene che un servizio inadeguato contribuisce ad acuire un dolore già inconsolabile”. L’assessora poi spiega è che è impossibile che l’amministrazione non “abbia avuto attenzione massima” per la questione. La morte – Totò insegna – è una livella. Prima o poi tocca a tutti (“lambisce l’universalità”, ha argomentato l’assessora). E quindi per forza ce ne siamo occupati. Dall’emozioni Fiorini è poi costretta a passare ai numeri dagli attacchi “impropri e non circostanziati” della stampa. E allora parte. Cita recenti stanziamenti per la realizzazione di ossari prefabbricati, la piantumazione di nuovi cipressi e, soprattutto, la costruzione di nuovi forni per le cremazioni. “E’ quindi evidente – dice – che l’inerzia della giunta descritta dai media è destituita di ogni fondamento”. E non importa che migliaia di salme giacciono nelle camere mortuarie mentre una memoria di giunta del 2017 prevedeva già i nuovi forni crematori (ma nulla è stato fatto) e che nello stesso provvedimento fosse prevista persino la realizzazione di due nuovi campi santi. “Quella memoria – ha detto Fiorini – è stata superata dal nuovo contratto di servizio”.  Che a quanto pare prevedeva di non fare nulla. Intanto in attesa dei forni, il 23 per cento delle cremazioni dei primi tre mesi del 2021 è stata fatta fuori Roma. 

 

 

Poi l’assessora passa all’attacco di Ama. Sua la colpa dei ritardi. “L’istruttoria – dice – è svolta da Ama. Dal mese di febbraio si sono vagliate ipotesi alternative, ma erano inattuabili per il contratto di servizio, inoltre Ama aveva assicurato che entro la fine di marzo l’emergenza sarebbe rientrata, ma ciò non è avvenuto”. A questo punto le limitazioni del contratto di servizio sono divenute, a quanto pare, aggirabili. “Abbiamo individuato una soluzione in deroga, il dipartimento Servizi delegati gestirà direttamente 300 pratiche al mese per le cremazione da realizzare fuori Roma oltre alle già 175 pratiche giacenti, Ama ci fornirà settimanalmente i dati distinguendo tra arretrati, pratiche sopraggiunte e giacenti per carenza di documentazioni”. La municipalizzata è stata commissariata. 

L’ingrato compito di difenderla è toccato all’amministratore, Stefano Zaghis. Anche lui comincia con la doverosa premessa: “Desidero presentare le mie scuse a tutti i cittadini di Roma”. Poi passa al contrattacco: “E’ importante comprendere perché siamo qui oggi”. E i problemi sono ovviamente legati all’amministrazione capitolina che non dà alla municipalizzata le risorse necessarie. “Per questo servizio – inizia Zaghis – quando nel ‘98 fu affidato all’azienda c’erano 350 persone, oggi sono 240”. Poi ci sono gli investimenti per le manutenzioni nei cimiteri. “Negli anni dal 2007 al 2015 sono stati investiti sui cimiteri 35 milioni nel successivo quinquennio dal 2015 al 2019 (praticamente la giunta Raggi ndr) solo 3”.  Per questo adesso Zaghis ha pronto una “terapia d’urto”. “Chiederemo – spiega – 55 milioni per i prossimi 4 anni per rimediare a 5 anni senza investimenti”.

Assessora e au sono d’accordo solo sul ruolo avuto dalla pandemia nell’emergenza cremazioni. I morti a Roma sono passati dai 30mila l’anno del quinquennio 2015-2019 ai 33mila del 2020 e ai 39mila stimati per il 2021. 

A smentire questa versione con competenza e senza perifrasi fumose e burocratiche, ci ha pensato Aldo Mirko Contini, da oltre 10 anni nel settore delle pompe funebri. Lo dice subito: “La situazione attuale non è conseguenza della pandemia”. In pochi minuti poi traccia una carrellata agghiacciante sui campi santi capitolini. Lo scandalo più grosso è a Sud, al cimitero Laurentino. “Qui – dice– non si realizzano nuovi loculi dal 2014, l’ampliamento di 9 ettari, non è mai stato realizzato, le liste di attesa per la costruzione delle tombe sono ferme addirittura al 2006. Il risultato è che il cimitero più moderno di Roma (a meno di 20 anni ndr) è chiuso alle sepolture dall’agosto 2020 e le famiglie dei municipi delle zone sud e sud est devono andare nei comuni limitrofi”. 

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