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Anziano morto dopo lite al bar, condanna confermata per il nigeriano

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Valeria Terranova

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Anche la Corte Suprema di Cassazione conferma la condanna a 6 anni e 8 mesi per omicidio preterintenzionale inflitta a Joel Ilawe, 42enne nigeriano, che il 6 ottobre del 2013 si scagliò con violenza contro Benedetto Giovannoni, 65enne di Ischia di Castro, che morì a distanza di pochi minuti dall’accaduto. La vittima venne aggredita dopo aver preso le difese di una parente, una giovane barista, che Ilawe, in preda ai fumi dell’alcol, stava importunando. Il 65enne intervenne insieme al figlio e al fratello della ragazza, ma ebbe la peggio nello scontro.

Tutto avvenne all’interno del bar, quando il quarantenne senza fissa dimora, secondo quanto fu evidenziato nel corso del processo in primo grado a suo carico, prima rifilò un ceffone a Giovannoni e poi cercò di colpirlo con un bastone. Poi la lite si spostò all’esterno del locale dove il nigeriano afferrò al collo il sessantenne. Infatti, stando alle accuse mosse all’epoca dalla Procura di Viterbo, sarebbe stata proprio la presa ad essere stata fatale e ad aver scatenato l’alterazione del ritmo cardiaco, che innescando un forte stress psicofisico, portò il 65enne cardiopatico alla morte proprio mentre si stava recando dai carabinieri a sporgere denuncia. Tutte circostanze ed elementi che vennero riferiti dai testimoni e che emersero anche dall’esame autoptico effettuato dalla dottoressa Maria Rosaria Aromatario, la quale ritenne che ci sarebbe stato un nesso causale tra lo schiaffo e l’arresto cardiaco che stroncò improvvisamente la vita di Benedetto Giovannoni.

Invece il difensore dell’imputato, l’avvocato Luigi Mancini, sostenne che la perizia specialistica si sarebbe limitata a evidenziare una “correlazione plausibile” tra l’infarto e lo stato di agitazione della vittima e l’autopsia non avrebbe fatto luce sulle cause della morte, insistendo sulla “inquietante coincidenza” riguardante la tragica fine del fratello della vittima, anche lui deceduto dopo essere stato colto da un infarto fulminante. Pertanto la pm Eliana Dolce chiese che l’aggressore venisse condannato a 10 anni di reclusione, pena che venne ridotta a 6 anni e 8 mesi che fu ribadita anche in fase di appello che si concluse 4 anni fa. Tuttavia sin dalla pronuncia della sentenza di primo grado emessa dalla corte d’Assise il 42enne, con alle spalle precedenti per lesioni, rapina e resistenza a pubblico ufficiale, non trascorse in carcere neanche un giorno scomparendo dalla circolazione e non si presentò a nessuna delle udienze del procedimento d’appello. Ma dopo aver fatto perdere le proprie tracce per lungo tempo venne rintracciato e tratto in arresto dai carabinieri agli inizi di gennaio di quest’anno a Vasanello, mentre stava passeggiando nei pressi della piazza principale di Ischia di Castro.

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