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Arriva la zona rossa, autocertificazione e via sul treno: fuga al Sud – IL GIORNO

«Quasi quasi scappiamo, come Thelma e Louise. Non sarebbe una cattiva idea”. Via dalla pandemia, in un mondo parallelo dove poter viaggiare e potersi abbracciare. “Sarebbe bello. Intanto, dobbiamo separarci”. Elisabetta Anzuini e Lorena Pezzano erano in stazione Centrale ieri mattina, accanto all’ingresso dei binari, insieme ad altre decine di persone che in quel momento compilavano l’autocertificazione per salire su un treno oppure accompagnavano un amico o il fidanzato per un saluto lunghissimo, “perché ci rivedremo dopo il lockdown”. Attimi carpiti durante la “grande fuga” verso altre regioni, prima che scatti la zona rossa. Non serpentoni chilometrici di persone né folle ma un viavai continuo.

Prima di salire sul treno occorre compilare un modulo in cui si dichiara che lo spostamento è determinato da esigenze lavorative, motivi di salute o “altri” ammessi dalle norme anti Covid. La maggior parte delle persone intercettate rientra a casa: studenti diretti a Sud, lavoratori che tornano dalla famiglia d’origine “perché ormai facciamo tutto in smartworking”, altri che invece si spostano proprio per lavorare in un’altra città. C’è anche chi a Milano è solo di passaggio, trovandosi all’ombra della Madonnina in una tappa intermedia del viaggio. “Elisabetta torna a casa, in Liguria, dopo essere stata a Milano per motivi di salute. Per partire, ha portato il foglio di dimissione dall’ospedale”, spiega l’amica Lorena, che l’ha aiutata a trasportare le valigie. Matteo, di 21 anni, è partito alle 7 “dalla Romania – racconta – perché studio lì medicina. Sono diretto a casa, in provincia di Frosinone: vado prima che diventi impossibile spostarsi. Studierò a distanza, con meno preoccupazioni. Anche gli esami, temo, saranno on line. Mi auguro che da settembre possa tornare la normalità”.

Muna ha la stessa età e studia Design d’interni alla Naba. Anche lei prenderà il treno verso casa: a Modena. Una ragazza risponde correndo, trascinando il suo trolley: “Qui studio. Torno nella mia città d’origine, in Salento”. Stessa situazione di Marco, ventiduenne, studente di Scienze bancarie alla Cattolica: “Rientro a casa, a Morbegno. Starò più tranquillo”. Francesco, avvocato di 26 anni, spiega “di dover fare una toccata e fuga: andrò a Ferrara, la mia città, per prendere del materiale che mi serve per lavoro qui a Milano. Rientrerò subito”. Per Francesca, infermiera di 30 anni, si profila un periodo duro: “Andrò a Ferrara per lavorare nel reparto di Malattie infettive”. Il pavimento di marmo della stazione è pieno di grosse valigie, trolley e sacchi. Ma Elisa Lorenzi, diciottenne, viaggia con un bagaglio leggerissimo: “Sono di Bergamo e studio Ingegneria a Milano. Sono tornata in città per un giorno, solo per salutare il fidanzato: chissà quando potremo rivederci”.

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