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Birmania, la denuncia di Coldiretti: “Agevolazioni Ue ai golpisti”

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Roma, 16 feb – Coldiretti fa sentire la propria voce affinché l’Unione Europea interrompa immediatamente l’accordo “EBA” (Everything but arms, tutto fuorché le armi). L’EBA è stato creato nel 2001 dal Consiglio Europeo, su proposta della Commissione Europea. Si tratta di un piano unilaterale che liberalizza tutte le importazioni (escluse le armi e le munizioni) con gli stati cosiddetti “LDC” (Least Developed Countries, paesi meno sviluppati). Tra questi Paesi figura anche la Birmania. Il regolamento dell’EBA garantisce l’entrata senza tariffe a tutti i prodotti provenienti da questi Stati, senza restrizioni quantitative. L’associazione degli agricoltori italiani non ha usato mezze misure: “Basta agevolazioni Ue ai militari golpisti”.

Birmania, la denuncia di Coldiretti

“La Birmania (Myanmar) gode di un sistema di preferenze generalizzato con l’Ue, che si concretizza nell’applicazione dell’accordo Eba. Un sistema che consente al Paese asiatico di esportare in Europa senza dazi”, denuncia la Coldiretti dopo la decisione dell’Australia di riesaminare i suoi impegni di aiuti alla Birmania, ipotizzando sanzioni contro i militari golpisti. “Il regime di aiuti concesso dall’Unione Europea ha comportato ingenti aumenti delle esportazioni soprattutto nel campo del tessile e alimentare. Gli arrivi in Italia di riso birmano fanno registrare un balzo del +80,5% nei primi dieci mesi del 2020 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, lo dicono i dati Istat.

L’aumento delle importazioni dalla Birmania – continua Coldiretti – finisce inevitabilmente per sostenere i golpisti in divisa, al centro dell’accusa di violazione dei diritti umani e ‘genocidio intenzionale’ per i crimini commessi contro la minoranza musulmana dei Rohingya. Alla luce del colpo di Stato è quindi necessario attivare al più presto la sospensione totale del regime agevolato Eba concesso dall’Unione Europea. Il Paese asiatico, infatti, continua a godere delle esenzioni tariffarie sulle produzioni di riso della varietà Japonica. Sospese, invece, per la varietà Indica, per la decisione Ue di applicare la cosiddetta clausola di salvaguardia”.

Coldiretti: “Stop al riso birmano”

“Nell’ambito dei negoziati internazionali per gli accordi di libero scambio, il riso, sia Japonica che Indica, – conclude la Coldiretti – deve essere considerato un prodotto ‘sensibile’ dalla Commissione Ue, evitando concessioni all’import nelle situazioni di mancato rispetto del diritto internazionale. L’Italia è il maggior produttore europeo di riso: 228 mila ettari coltivati e 4 mila aziende agricole raccolgono 1,50 milioni di tonnellate di risone all’anno. Pari a circa il 50% dell’intera produzione Ue, con una gamma varietale unica e fra le migliori del mondo.

Il golpe in Birmania

Il golpe avvenuto in Birmania ha rivelato il vero volto della giunta militare al potere da sempre. Quella parvenza di democrazia instaurata con le ultime elezioni, le prime dopo 25 anni, è definitivamente caduta. Una democrazia di facciata, che anche sotto la direzione di Aung San Suu Kyi non ha migliorato le condizioni della popolazione birmana. Né tantomeno quelle delle minoranze etniche in lotta per il riconoscimento dei diritti internazionali sanciti dalle Nazioni Unite. Affari, violenza e scandali non si sono mai fermati. La stessa Aung San Suu Kyi, ormai 75enne, sembrava sempre più un ostaggio dei militari che il leader del Paese.

Birmania, le persecuzione delle minoranze etniche

La guerra contro i Karen e gli attacchi contro i Rohingya – che l’Onu ha definito “un’operazione di pulizia etnica da manuale” – hanno dimostrato che la volontà della giunta militare era e rimane la stessa di sempre: annichilire ogni scintilla di rivendicazione pluralista per accaparrarsi la più vasta fetta di potere al fine di speculare sulle risorse del Paese. Una speculazione che, ovviamente, necessita di partner internazionali con cui fare affari. La Birmania si trova al centro di numerosi traffici internazionali e interessi geopolitici, di cui Il Primato Nazionale ha più volte parlato in tempi non sospetti anche grazie all’attività solidaristica delle Onlus italiane Popoli e Sol.Id., impegnate direttamente sul campo a sostegno del popolo Karen.

Dopo l’arresto della Suu Kyi e il congelamento del risultato elettorale dello scorso 8 novembre, in molti hanno espresso la propria indignazione. L’esercito ha accusato di “gravi irregolarità” la National League for Democracy (NLD), uscita vittoriosa dalle ultime elezioni con 368 seggi su 434. Una soverchiante sconfitta difficile da digerire per la compagine di opposizione, ovvero il Partito per la solidarietà e lo sviluppo dell’Unione (USDP), stampella dei militari, aggiudicatosi soltanto 24 scranni. Una situazione turbolenta, da cui è emersa la già ingombrante figura del Generale Min Aung Hlain. L’emittente televisiva Myawaddy Television (MWD), controllata dallo stesso esercito, ha dichiarato che i pieni poteri sono stati trasferiti nelle mani del comandante in campo delle forze armate.

L’Italia, in ossequio alla sua carta costituzionale e perché no, anche ad una concorrenza leale che tuteli le proprie imprese, dovrebbe stigmatizzare con ogni mezzo l’intollerabile atto di prevaricazione avvenuto in Birmania. Adoperandosi affinché la richiesta dei nostri agricoltori venga immediatamente accolta. Come abbiamo già visto nei casi delle inique sanzioni a Russia e Siria, però, i nostri governi, totalmente privi di sovranità e autorevolezza, si adagiano silenti alle decisioni sovranazionali anche quando queste danneggiano i principi etici e gli interessi economici della nostra Nazione. Speriamo, almeno stavolta, di essere smentiti.

Saverio Di Giulio

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