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Decreto Imprese, lavoro, professioni: l’altro nome del Decreto Sostegni bis. Ma la sostanza?

Sembra che il Decreto Sostegni bis, atteso intensamente per la prossima settimana, si chiamerà Decreto Imprese, Lavoro, Professioni: lo ha anticipato Mario Draghi intervenuto agli Stati Generali della Natalità assieme a Papa Francesco, parlando anche delle misure in arrivo a sostegno delle famiglie, famiglie che non si formano più tanto è vero che nel 2020 sono nati solo 404.000 bambini, il numero più basso dall’Unità d’Italia e quasi il 30% in meno rispetto a dieci anni fa. “Un’Italia senza figli è un’Italia che non ha posto per il futuro è un Italia che lentamente finisce di esistere”, ha sottolineato Draghi, nel ricordare che qualcosa si sta facendo. A cominciare dall’assegno unico per i figli che sarà attivato dal 1° luglio per i lavoratori autonomi e i disoccupati, che oggi non hanno accesso agli assegni familiari, e sarà esteso nel 2022 a tutti gli altri lavoratori, che però anche nell’immediato vedranno un aumento degli assegni esistenti. Per mettere su famiglia, intanto, Lo Stato garantirà ai giovani gran parte del finanziamento necessario per l’acquisto della prima casa e ne abbatterà gli oneri fiscali.

Qualche idea di decreto

Nel prossimo decreto ci dovrebbero essere tra l’altro nuovi contributi a fondo perduto per le partite Iva, cui dovrebbero andare risorse fino a 14 miliardi di euro. Si parla anche di un pacchetto di misure per gestire la fase che si aprirà dal primo luglio con la fine del blocco dei licenziamenti (che però potrebbe rimanere ad esempio per le aziende del turismo), con un cosiddetto “contratto di rioccupazione”, applicabile in tutti i settori produttivi, e a prescindere dall’età del lavoratore: sarebbe a tempo indeterminato legato alla formazione e a un periodo di prova di sei mesi. Per le aziende che lo stipuleranno ci sarà uno sgravio del 100% sui contributi per lo stesso semestre. Ci dovrebbe essere anche un “contratto di solidarietà”, per quelle imprese con un calo del fatturato di almeno il 50%: se si impegnano a non licenziare, lo Stato dovrebbe compensare le  retribuzione fino al 70%. Regole più semplici poi per il Bonus Vacanze che evidentemente non scomparirà.

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