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Feto nel cassonetto, condannato l’infermiere che aiutò la ballerina ad abortire

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Valeria Terranova

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È stato condannato a 7 anni e 3 mesi per concorso in feticidio Graziano Rappuoli, l’infermiere 60enne, che nel 2013 procurò il Cytotec a Elisaveta Alina Ambrus, mamma della bimba nata prematura il cui corpicino venne ritrovato il 2 maggio dello stesso anno in un cassonetto della spazzatura in via Solieri nel quartiere Salamaro. Secondo la Procura, l’infermiere, che all’epoca prestava servizio presso l’ospedale di Belcolle e assistenza domiciliare ai pazienti, aiutò la donna a interrompere la gravidanza prescrivendole il farmaco e poi a sbarazzarsi della bambina di appena 28 settimane.

A seguito della requisitoria la pubblica accusa ha chiesto che l’uomo venisse condannato a 14 anni. “Non si può sostenere che i due erano d’accordo sul da farsi. Tutti erano all’oscuro della situazione e di ciò che la Ambrus era intenzionata a fare. Lei aveva nascosto a tutti di essere incinta, compreso Rappuoli – ha affermato nel corso dell’arringa il difensore, l’avvocato Samuele De Santis-. Il mio assistito intestò la ricetta medica a se stesso in quanto pensava che non potesse essere spendibile e cercò in tutti i modi di non rilasciare la prescrizione alla ragazza che all’epoca disse di aver nascosto tutto a Rappuoli altrimenti non l’avrebbe portata in ospedale. Non è emerso un solo elemento che dimostri un accordo tra i due e che giustifichi il concorso in omicidio volontario. Peraltro, la medicina è stata ritirata in farmacia dalla coinquilina della Ambrus, che non è stata iscritta neanche nel registro degli indagati. Rappuoli ha sicuramente una personalità debole, ma non è un calcolatore e cercò in tutti i modi di evitare e di togliersela di torno. Ha accompagnato la donna in ospedale non sapendo nulla di quanto fosse successo, altrimenti non si sarebbe presentato lì se fosse stato d’accordo con lei”.

Il legale ha sottolineato, inoltre, la mancanza di un movente da parte dell’uomo e che i due non erano legati da alcun vincolo sentimentale. “Rappuoli era funzionale alla condotta messa in atto dalla Ambrus – ha proseguito la difesa-. Non era altro che una pedina nelle mani di una donna disperata”. A distanza di 8 anni la corte d’assise presieduta dal giudice Ettore Capizzi ha riqualificato l’accusa di omicidio in feticidio e ha applicato le attenuanti generiche che ridimensionano di un terzo la pena prevista, assolvendo l’operatore sanitario dal reato di occultamento di cadavere. “Siamo pienamente soddisfatti per l’assoluzione dall’accusa di occultamento di cadavere e fiduciosi nella futura sentenza di corte d’appello. Non ci aspettavamo nulla di diverso, essendoci già una sentenza per feticidio passata in giudicato per quanto riguarda la Ambrus – ha dichiarato De Santis al termine della lettura del verdetto -. Tuttavia in questo processo sono venute fuori delle cose importanti relative alla premeditazione e al concorso che saranno valutate nella prossima fase. È un primo passo verso una valutazione critica su una vicenda che è molto complicata dal punto di vista giuridico che non può vedere il mio assistito in concorso con la Ambrus”.

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