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Foggia, perquisita la casa del sindaco dimissionario: sequestrati telefoni cellulari e documenti

Telefoni cellulari e documenti. È quello che ha sequestrato la polizia a casa del sindaco dimissionario di Foggia, Franco Landella, esponente della Lega. La perquisizione è avvenuta sabato uno maggio e sotto sequestro sono finiti i telefonini del primo cittadino e di sua moglie, oltre ad alcuni documenti. Landella ha rimesso ieri il proprio mandato. Complessivamente sono tre i consiglieri di maggioranza arrestati nel Comune di Foggia dove è al lavoro anche una commissione del Viminale per verificare eventuali infiltrazioni della criminalità.

Le dimissioni di Landella sembra siano legate proprio agli ultimi arresti avvenuti nel capoluogo dauno che hanno riguardato due consiglieri comunali, tra i quali anche l’ex presidente del consiglio comunale Leonardo Iaccarino già finito nei guai per un video che lo immortalava mentre sparava a salve con una pistola durante i festeggiamenti di Capodanno. “Foggia in questo momento – ha spiegato l’ex sindaco – ha bisogno di serenità, di essere tenuta al riparo da ogni tentativo di gettare fango su chi l’amministra con passione e dedizione”. Nessun riferimento esplicito alle diverse azioni della magistratura che hanno colpito la sua amministrazione di centrodestra e neppure ai lavori in corso della commissione impegnata in queste settimane a studiare gli atti amministrativi per decidere se sciogliere il comune per infiltrazioni mafiose. Migliaia di pagine nelle quali compare anche il nome dello stesso Landella che, tuttavia, non risulta al momento indagato in nessuna delle diverse inchieste che hanno travolto il Comune di Foggia.

Ora, però, si scopre che anche la casa del sindaco è stata perquisita nelle scorse ore. Negli ultimi mesi la maggioranza di centrodestra è stata spesso bersaglio delle inchieste. Oltre a Iaccarino, accusato di corruzione e peculato, nei guai sono finiti diversi consiglieri comunali. Come Antonio Capotosto, ai domiciliari con l’accusa di tentata induzione indebita. O l’ex assessore Bruno Longo, per una tangente da 35mila euro da un imprenditore che si era aggiudicato l’appalto per l’archiviazione dei dati informatici del comune. E ancora le inchieste hanno sfiorato anche Liliana Iadarola, intercettata in auto mentre parlava con il compagno Fabio Delli Carri, ritenuto assiduo frequentatore di uomini legati alla batteria del clan Sinesi-Francavilla, e discutevano del rischio di potenziamento del sistema di videosorveglianza oltre che dell’interrogatorio al quale Delli Carri era stato sottoposto negli uffici dell’Antimafia.

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