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Le transenne di metallo grigio e le obbrobriose reti di plastica arancioni sono diventate ormai parte integrante del monumento. Grande spunto di metafora per gli storici più fantasiosi. Fatto sta che, ormai da quasi tre anni, l’imponente e bronzeo Giuseppe Garibaldi a cavallo, che fiero guarda Roma dalla terrazza del Gianicolo, è circondato da recinzioni come un pollo in un allevamento intensivo. 

 

Colpevole del misfatto fu un fulmine (anche qui l’occasione per la metafora è ghiotta) che nel settembre del 2018 si scaricò violentissimo sulla parte posteriore del basamento che regge il peso della grande statua al Gianicolo. Da allora il nulla. Comune di Roma non pervenuto

 

Il fulmine danneggiò anche un piccolo bassorilievo che raffigura un leone. Per questa ragione comune e soprintendenza della Capitale hanno stabilito che fosse necessario un restauro. Un’operazione senz’altro indispensabile, ma a quanto pare anche molto difficile da programmare e realizzare, se è vero che dopo quasi tre anni dall’incidente la situazione è sempre indecentemente la stessa. Così alcuni giorni fa un gruppo di residenti del quartiere, supportati dall’ex senatore ed esponente di Italia Viva, Athos De Luca, si sono recati sul  posto per un breve flashmob. 

 

Alla scritta “Roma o morte” incisa sin dall’origine sul basamento della statua, hanno sovrapposto un altro meno glorioso  – ma altrettanto imperituro – motto, affidato in tinta blu ad un lungo striscione bianco, srotolato sulla transenna che delimita la statua: “Garibaldi fu ferito”. E non c’è dubbio che sia davvero così. La statua in questione per altro è un simbolo della Capitale. Non solo perché raffigura il più popolare eroe del Risorgimento, ma anche perché racconta la storia della città. Grande e visibile anche da San Giovanni, fu inaugurata nel settembre del 1895 in occasione del venticinquesimo anniversario della presa di Roma, con l’eroe dei due Mondi che guardava a sinistra, in direzione del Vaticano. 

 

Poi nel 1929, dopo la firma dei Patti lateranensi, la Santa Sede chiese e ottenne di ruotare la statua (con l’involontario effetto di posizionare in direzione Vaticano le terga del cavallo). Novanta anni più tardi a Garibaldi dopo il trasloco è toccato un destino addirittura peggiore: l’ingabbiamento. Qualcuno intervenga. E lo faccia al più presto. 

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