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Green pass, alta la percentuale di vaccinati tra i portuali di Civitavecchia

CIVITAVECCHIA – A 24 ore circa dall’entrata in vigore dell’obbligo di green pass sui luoghi di lavoro, c’è fermento tra le banchine dei porti italiani. Trieste, ma anche Genova, Ancora, o anche Palermo. C’è agitazione tra i portuali, con scioperi annunciati e blocco delle attività. Al momento a Civitavecchia non sembrano registrarsi particolari criticità, come confermato anche dal presidente dell’Adsp Pino Musolino.

“Il confronto con le parti sociali che abbiamo fatto finora ci permette di essere moderatamente ottimisti – ha spiegato – i numeri attuali in nostro possesso non ci fanno pensare a drammatiche criticità per venerdì; abbiamo comunque dei contingency plan già pronti nel caso in cui dovessero esserci tensioni. Ben oltre il 70% dei portuali risulta vaccinato e il problema lo abbiamo affrontato molto prima allestendo aree tamponi”. Nel frattempo fa discutere la circolare del Viminale che raccomanda alle imprese “di mettere a disposizione del personale sprovvisto di green pass test molecolari o antigenici rapidi gratuiti”.

“In questo momento – ha aggiunto il presidente – è estremamente difficile gestire una situazione così fluida come quella che stiamo vivendo, ma è altrettanto vero che la campagna vaccinale è stata un successo e va portata avanti, perché non possiamo permetterci in alcun modo altre chiusure. Quindi tutte le misure che vanno nella direzione di evitarci il rischio di ulteriori limitazioni sono da benedire”.

La Compagnia portuale di Civitavecchia conta una percentuale di circa l’85% di vaccinati. Un numero elevato che rassicura. “Al momento non abbiamo sentore di scioperi, nessun sindacato lo ha chiesto e nel caso valuteremo come sempre fatto – ha spiegato il presidente della Cpc Patrizio Scilipoti – per i nostri lavoratori non vaccinati, stiamo lavorando. Una cosa è certa: il Governo ha prima introdotto l’obbligatorietà del green pass e poi ha però scaricato il costo degli eventuali tamponi su imprese e lavoratori, rischiando anche di metterli l’uno contro l’altro”. Così come fatto per i vaccini ai marittimi, la proposta della Cpc è quella di pensare ad un “tampone point” in collaborazione con Adsp ed Asl.

“Proposta alla quale – ha aggiunto Scilipoti – avrebbe dovuto pensare già il Governo, trovando anche i fondi per i tamponi. Perché per un lavoratore, due o tre tamponi a settimana, sono una spesa non indifferente. Dopo oltre un anno di cassa integrazione, l’obiettivo di tutti è quello di riprendere a lavorare. E su questo avrebbe dovuto puntare il Governo, mettendo tutti nelle condizioni di poterlo fare, garantendo chi non ha voluto vaccinarsi, ma anche e soprattutto chi il vaccino ha scelto di farlo e vuole tornare a vivere una vita quasi normale”.

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