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I dati della settimana sul coronavirus in Italia

Dopo un calo graduale fino alla scorsa settimana, negli ultimi sette giorni c’è stato un aumento dei casi di positività al coronavirus. Dal 5 all’11 febbraio sono stati registrati 85.957 nuovi casi di positività, il 4,9 per cento in più rispetto ai sette giorni precedenti. È una variazione contenuta, e che mostra una situazione di stabilità dell’epidemia. Al momento è molto difficile capire quali siano le variabili che incidono di più sull’andamento dei casi: in questo periodo dovrebbero vedersi in modo chiaro gli effetti delle misure restrittive, ma va considerato anche l’impatto delle cosiddette “varianti” del coronavirus, più contagiose. Sono state rilevate in quasi tutte le regioni italiane, ma una vera indagine per ricercarle è stata avviata solo in questi giorni, e non sappiamo ancora davvero quanto siano diffuse.

Il dato che forse meglio di altri mostra gli effetti del contenimento dell’epidemia è quello relativo ai nuovi decessi, che sono calati del 13 per cento rispetto ai sette giorni precedenti. Da questo punto di vista stata una delle settimane migliori dall’inizio della seconda ondata, ma sarà molto importante analizzare l’andamento dei decessi nelle prossime settimane.

In autunno sembrava che fosse più semplice curare la malattia COVID-19 nei reparti di terapia intensiva, dopo l’esperienza della prima ondata: è stato così solo in parte. Ogni settimana continuano a morire moltissime persone anziane, ed è per questo che una delle prime fasce della popolazione a cui è stato somministrato il vaccino è quella per chi ha più di 80 anni. Ma è ancora presto per valutare gli effetti della campagna vaccinale di massa.

Nell’ultima settimana in diverse regioni italiane sono state introdotte zone rosse locali, cioè a livello comunale, dopo la scoperta di alcuni preoccupanti focolai. Una delle situazioni più critiche si registra in Umbria, come si può vedere dalla mappa che mostra i nuovi casi.

Le analisi dei tamponi inviati all’Istituto superiore di sanità hanno evidenziato la presenza di due varianti del coronavirus. La variante “inglese” (B.1.1.7) è stata scoperta nel territorio della provincia di Perugia. La variante “brasiliana”, invece, è stata individuata in un focolaio nell’ospedale di Perugia. Fino al 21 febbraio è stata prevista la zona rossa in tutti i comuni della provincia di Perugia e in sei comuni della provincia di Terni.

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Altre zone rosse locali sono in vigore in Molise, Abruzzo, Toscana, Sicilia. Anche in Lombardia sono stati trovati molti casi di variante inglese. Secondo l’ultimo aggiornamento diffuso dal direttore generale del Welfare, Marco Trivelli, sono stati registrati 126 casi di variante inglese e uno di variante brasiliana. La Lombardia è stata anche la prima regione a modificare la strategia di test, proprio per cercare di individuare i casi di variante nel più breve tempo possibile: i contatti stretti dei positivi dovranno fare un tampone al quinto giorno e prolungare la quarantena fino al quattordicesimo. Inoltre nelle aree della Lombardia dove è stata accertata la presenza di varianti del coronavirus non basteranno più 21 giorni da asintomatici per confermare la guarigione dall’infezione, ma servirà anche il tampone negativo.

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Durante l’ultima settimana la regione con la crescita percentuale più significativa è stata la Basilicata, con un aumento del 63 per cento dei casi, e un’incidenza di 101 positivi ogni 100mila abitanti. Anche in tre grandi regioni – Lombardia, Toscana e Campania – si è registrato un aumento del 20 per cento dei casi rispetto ai sette giorni precedenti. Continua il calo del Veneto, -5 per cento, e la situazione sembra in miglioramento anche in Sicilia con un calo del 20 per cento, e in Sardegna, dove c’è stata una diminuzione dei casi del 27 per cento.

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Lo stesso andamento si può rilevare nell’infografica del numero assoluto di nuovi positivi. Il dato della Campania è in crescita da ormai un mese, mentre in molte regioni c’è stata una ripresa dopo un calo nelle ultime due settimane.

La mappa che mostra l’incidenza in tutte le province italiane conferma che le province in cui sono state introdotte le zone rosse sono anche quelle di colore più intenso: Perugia, e non solo, anche Campobasso e Chieti. La provincia autonoma di Bolzano si conferma quella con l’incidenza più alta in tutta Italia: 1.592 nuovi casi ogni 100mila abitanti, nelle ultime due settimane. In provincia di Brescia ci sono stati 406 nuovi casi ogni 100mila abitanti.

Grazie al confronto tra due indicatori – casi settimanali per 100mila abitanti e variazione percentuale rispetto ai sette giorni precedenti – si può cercare di capire l’andamento delle regioni in seguito all’introduzione delle misure restrittive. Da tre settimane questa analisi considera l’Umbria tra le regioni in situazione più critica. Negli ultimi sette giorni c’è stato un netto peggioramento anche in Campania e in Molise, che finora sono rimaste in zona gialla, quindi con misure restrittive contenute.

La Valle d’Aosta sembra avere valori quasi da zona bianca: in realtà questi dati, ricavati da valori assoluti bassi, possono ingannare. Probabilmente sono dovuti a molte variabili che incidono sul monitoraggio, soprattutto il numero di nuovi test. Con numeri assoluti molto bassi è probabile che i dati siano influenzati da fluttuazioni. Insomma, non devono spaventare quando sono in forte crescita, e non vanno sottovalutati quando – come questa settimana e la precedente – sono inferiori rispetto a tutte le altre regioni.

I dati dell’occupazione dei posti letto in terapia intensiva conferma le preoccupazioni sull’Umbria. Attualmente la percentuale di occupazione dei posti letto è al 56,7 per cento, oltre la soglia critica fissata al 30% dal ministero della Salute. Superano il 30 per cento anche Friuli Venezia Giulia, col 37,7 per cento, Marche (32,2 per cento), provincia autonoma di Bolzano (36 per cento) e provincia autonoma di Trento (32,2 per cento).

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La Basilicata è la regione con il tasso di occupazione più contenuto, al 5,7 per cento. Sono occupati 5 letti sugli 88 disponibili. Nell’ultima settimana, però, il numero dei pazienti è passato da uno a cinque, quindi con una variazione percentuale significativa, pur con numeri bassi.

Il Friuli Venezia Giulia si conferma la regione con la più alta incidenza di morti rispetto alla popolazione negli ultimi sette giorni: 13,9 ogni 100mila abitanti. L’andamento sembrava essere in calo, invece l’ultimo aggiornamento è superiore anche al monitoraggio di due settimane fa, quando erano stati rilevati 13,4 morti ogni 100mila abitanti.

Il tasso di positività dei tamponi sembra essere piuttosto stabile nelle ultime settimane, anche se è difficile fare una valutazione puntuale sull’andamento. Dopo il cambio di strategia deciso dal ministero della Salute, con la possibilità di utilizzare i test antigenici per trovare i nuovi casi positivi, è più difficile capire quanto sia affidabile questo dato. Le regioni, infatti, utilizzano criteri molto diversi per gli screening sul territorio.

Da qualche giorno si parla di un possibile cambio di regole a livello nazionale, con il ritorno del tampone a 21 giorni dall’accertata positività, per confermare la negativizzazione. Sarebbe lo stesso metodo anticipato dalla Lombardia per limitare la diffusione delle varianti del coronavirus. Al momento, però, il ministero non ha pubblicato nuove circolari. Considerato il numero di test eseguiti in Lombardia, la novità potrebbe incidere sui dati nazionali, ma gli eventuali effetti si inizieranno a vedere nei prossimi giorni.

Nell’ultima settimana, forse per gli sforzi fatti nel trovare casi di variante, è aumentato anche il numero di tamponi fatti: un milione 781 mila e 763. C’è stata anche una netta crescita delle persone testate. Dalle 562mila di sette giorni fa si è passati a 725mila.

La campagna vaccinale continua in tutta Italia. Ogni regione ha organizzato la somministrazione in autonomia, pur rispettando gli obiettivi del piano vaccinale nazionale. Nel Lazio, per esempio, da lunedì 8 febbraio è iniziata la somministrazione alle persone con più di 80 anni. Al momento si sono prenotati 247mila anziani. In molte altre regioni invece la vaccinazione di questa fascia di popolazione non è ancora iniziata.

Negli ultimi giorni sono state consegnate anche le prime dosi del vaccino AstraZeneca, che verrà somministrato alle persone tra i 18 e i 55 anni: la somministrazione di questo vaccino però è ancora iniziata in pochissime regioni. La limitazione alle persone con meno di 55 anni ha imposto alcune modifiche al piano vaccinale nazionale: sarà anticipata la fase 3, che procederà in parallelo con l’ultima parte della fase 1 e la fase 2.

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