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Il Lazio rischia di tornare in zona arancione dal 17 maggio. Ecco perché

Una nuova “nube” si addensa in queste ore sui cittadini del Lazio ed a rilevarla è l’assessore alla sanità regionale Alessio D’Amato che in questo anno di pandemia ha dimostrato di non parlare mai per caso. Venerdì scorso, nel commentare le settimanali valutazioni degli esperti della cabina di regia per il monitoraggio settimanale – come riporta romatoday.it – , coordinato dall’Istituto superiore di sanità (Iss) e dal ministero della Salute, è stato sibillino. “Bisogna rivedere il peso del coefficiente RT o presto tutta Italia andrà in arancione nonostante incidenza in calo”. Parole che fotografano quello che potrebbe accadere già da lunedì 17 maggio, con decisione che verrà comunicata il 14: il Lazio potrebbe finire in zona arancione. Per la prossima settimana, ovvero da lunedì 10 maggio, è invece confermata la zona gialla.

Lazio, la situazione della pandemia: dati positivi a parte l’RT

I dati della pandemia nella nostra regione volgono quasi tutti al “bello”, a parte l’indice Rt che – lo ricordiamo – nel caso si superi la soglia di 1, fa scattare il passaggio da zona gialla a zona arancione. Un passaggio che avverrebbe anche a fronte di altri dati che mostrano un trend contrario. La sintesi dell’ultimo monitoraggio: “I tassi di occupazione ospedalieri sono entro la soglia, diminuisce l’incidenza a 123 per centomila abitanti. Sono stabili i decessi e le terapie intensive, mentre diminuiscono i ricoveri”.

Più nel dettaglio il tasso di occupazione dei posti letto totali di terapia intensiva Covid cala di 5 punti arrivando al 29% ovvero sotto la soglia di allerta (30%). Cala di 3 punti anche il tasso di occupazione di area medica dei ricoverati non gravi dal 37% al 34% anch’esso sotto la soglia di allerta (40%).

Valutazioni, è bene farlo presente, relative alla settimana 26 aprile-2 maggio, la prima post riaperture. Il trend in aumento dell’indice Rt, nel Lazio attualmente a quota 0,91, lascia pensare che la soglia di 1 possa essere superata.

Il trend nazionale

Un trend nazionale quello del leggero aumento dell’indice Rt come si può leggere nella sintesi del monitoraggio dell’ISS: “L’epidemia di Coronavirus decresce ancora ma meno lentamente: è in rialzo anche questa settimana l’indice di contagio del coronavirus in Italia che passa dallo 0.85 della scorsa settimana a 0.89. L’incidenza secondo gli ultimi calcoli sarebbe ancora in discesa dal valore 146 registrato nel monitoraggio della scorsa settimana, arrivando ora a 127. Quasi tutte le regioni italiane sono sotto la soglia 1 dell’indice Rt, tranne il Molise e la provincia autonoma di Bolzano. (Abruzzo 0.82; Basilicata 0.82; Calabria 0,74; Campania 0.95; Emilia-Romagna 0.92; Friuli-Venezia Giulia 0.78; Lazio 0.91; Liguria 0.96; Lombardia 0.92; Marche 0.94; Molise 1.25; Piemonte 0.84; Puglia 0.91; Sardegna 0.74; Sicilia 0.89; Toscana 0.88; Umbria 0.93; Valle d’Aosta 0.93; Veneto 0.95; Bolzano 1.07; Trento 0.97). Sei Regioni e province autonome hanno una classificazione di rischio moderato (di cui una, Calabria, ad alta probabilità di progressione a rischio alto nelle prossime settimane) . Le altre 15 Regioni e province hanno una classificazione di rischio basso. Sardegna e Calabria sono le regioni italiane nelle quali l’indice di trasmissibilità del Covid-19 è il più basso d’Italia”.

Le richieste sull’indice RT

Casi sotto controllo, indice rt in aumento ma ospedalizzazioni in diminuzione. Anche per questo D’Amato nella sua richiesta non è solo. A proposito dell’indice Rt, è intervenuto ai microfoni di SkyTg24 il presidente della Conferenza delle regioni, Massimiliano Fedriga. Questa la sua proposta al governo: “La prima cosa da superare oggi, vista anche la situazione contingente, è l’indice Rt che oggi andiamo a valutare”, ha detto. In alternativa, secondo Fedriga, si potrebbe tenere in considerazione un altro indice, “l’Rt ospedaliero: fa capire se aumentano o diminuiscono le richieste di ospedalizzazione ed è un indicatore che può dare un segnale importante, e che non dà una visione distorta”, ha aggiunto. 

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Stefano Bonaccini, presidente della regione Emilia-Romagna. “Spero che il governo faccia una revisione di come oggi vengono considerati i dati. L’Rt, che indica la trasmissione dei contagi, a mio parere dovrebbe essere superato da un Rt ospedaliero”, ha sottolineato, ospite di Mattino 5. “Noi abbiamo un Rt che si sta avvicinando a 1, però abbiamo il crollo dei ricoveri nei reparti ospedalieri, terapie intensive e reparti covid. E io credo che l’importante sia che non ci sia più quel sovraffollamento, qui come in tutta Italia, come nei mei scorsi”, ha sottolineato.

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