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“Siamo fuori di testa”, canta la band romana dei Måneskin e, visto il periodo, non hanno poi tutti i torti. Basta però una giornata di sole per uscire. Massimo Cacciari sceglie Casadante, place to be all’Esquilino, mentre Fausto Bertinotti lo troviamo da Lauro, che non è Achille, il cantante, ma il bistrot ad angolo con via dei Coronari. Anche se lontani, i due ex sono vicini d’età e condividono gli stessi colori: il verde scuro – per il Loden del filosofo opinionista e per lo smanicato dell’uomo più elegante di quel che resta della sinistra (?) – e l’arancione – per il colore dei capelli della compagna del primo e della moglie (la mitica signora Lella) del secondo, che lo batte con uno splendido Borsalino nero.

 

Sul web ascoltiamo tre premi Strega (Janeczek, Veronesi e Scurati) sul “grande romanzo italiano come strumento di lettura della realtà” (aiuto!). A tirarci su, arrivano le ironiche visioni notturne dell’illustratore Mattia Labadessa, creatore dell’uomo-uccello giallorosso (benché napoletano) e di animali strani come la Baliena, l’Ancorana e il Nighiro. Andrea Venerus, cavaliere errante del groove, visita Fuori, la Quadriennale, e usa quel titolo per una canzone, ribadendo quanto ci manchi starci, soprattutto la sera,“quando il tramonto non c’è più”.

 

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