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Importò 25 chili di cocaina dalla Spagna, confermata la condanna a otto anni

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Valeria Terranova

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La Cassazione ha confermato la condanna a 8 anni a carico di un 50enne condannato nel 2015 per traffico internazionale di droga. L’uomo, di origini campane, nel 2009 si autoaccusò di aver importato circa 25 chili di cocaina dalla Spagna. Lo stupefacente era destinato a numerose piazze di spaccio. La vicenda ebbe inizio 14 fa, quando l’uomo collaborò con la Procura di Roma dopo essere stato fermato in possesso di un chilo di cocaina, e le sue rivelazioni portarono a ulteriori arresti per traffico internazionale di stupefacenti.

Nel 2009 venne arrestato per estorsione a Bolsena e intraprese una nuova cooperazione con gli inquirenti, diventando ancora una volta collaboratore di giustizia. In quel frangente confessò agli investigatori le sue attività relative alle pratiche estorsive da lui messe in atto e di come era riuscito a entrare in possesso di ingenti quantità di droga, che tuttavia non venne mai rintracciata. Successivamente i magistrati, contestualmente agli importanti risultati dati delle complesse indagini dei carabinieri, avviarono ulteriori riscontri dai quali emersero i numerosi contatti dell’uomo con fornitori spagnoli. Nel 2015, al termine del percorso giudiziario, la Procura chiese che l’uomo venisse condannato a 4 anni e a una multa di 90 mila euro, ma la sentenza lo condannò a 8 anni di reclusione e al pagamento di una multa pari a 30 mila euro. La difesa a quel punto decise di ricorrere in appello e impugnare la condanna.

A luglio dello scorso anno la Corte d’appello di Roma ribadì la sentenza precedente concedendo, inoltre, le attenuanti generiche. Nonostante il verdetto del 2020 l’uomo, tramite il proprio avvocato, decise di presentare un nuovo ricorso, questa volta alla Suprema Corte, in quanto nella fase di appello i giudici non avrebbero espresso motivazioni in merito alla pena e avrebbero omesso l’applicazione del regime sanzionatorio riprendendo una sentenza della Corte costituzionale risalente al 2019 e chiedendo una pronuncia di proscioglimento per il proprio assistito o in subordine una riduzione della pena. La Cassazione è stata lapidaria nel sostenere la validità del giudizio espresso dalla Corte d’Appello, ritenendo il ricorso infondato e pertanto inammissibile, condannando definitivamente il 50enne.

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