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“L’antidoto al populismo è la politica di qualità”, parla Riccardo Marone

«L’inizio delle fine? È stato quando si è diffusa l’idea che chiunque potesse mettersi a fare politica. E questa convinzione ha portato a dei disastri enormi. È arrivato il momento di abbandonare il populismo e di tornare a dare importanza alla qualità delle persone, per Napoli e il resto del Paese». È lapidario Riccardo Marone, già deputato e per un breve periodo sindaco di Napoli, nel descrivere l’attuale classe politica (ammesso che ne esista ancora una degna di questo nome). A guardare bene i volti della politica odierna, è impossibile dare torto a Marone.

Il ministro Luigi Di Maio, per esempio, annovera tra le sue esperienze professionali un passato da manovale, poi da tecnico informatico e infine da venditore di bibite allo stadio Diego Armando Maradona (all’epoca San Paolo). Dopodiché ha ricoperto le cariche di ministro dello Sviluppo economico e poi degli Esteri. E posizionando la lente di ingrandimento su Palazzo Chigi, possiamo citare un nome su tutti: Rocco Casalino, portavoce dell’ormai ex premier Conte, ha una laurea in ingegneria elettronica, è stato un concorrente del Grande Fratello e ha dichiarato di aver conseguito un master in business administration presso una prestigiosa università americana che, però, ha replicato di non aver mai sentito il suo cognome. Tutti lavori più che dignitosi, ma che non c’entrano niente con la politica e con i posti che entrambi occupano, e che finiscono per allungare l’elenco dei “politici per caso”.

Poi è arrivato Draghi che ha un curriculum che per leggerlo tutto non basterebbero tre ore, un bagaglio di esperienze che fa sentire al sicuro gli italiani ancor prima di sapere che cosa farà, che parla correttamente l’inglese e azzecca pure i congiuntivi. Un premier con questo profilo rappresenta un’eccellenza e dovrebbe essere la normalità, mica l’eccezione. Ma come si è arrivati a questo? Com’è possibile che a un tratto qualcuno, senza mai aver amministrato neanche un condominio si sia trovato a fare il ministro? «Perché a un certo punto il populismo, urlato dai grillini, ha preso il sopravvento e si è arrivati a pensare che chiunque potesse fare qualsiasi cosa, anche il politico, pur non avendo alcuna preparazione. I risultati li abbiamo visti tutti – afferma Marone – I pentastellati hanno distrutto la classe politica che, dal canto suo, ha fatto di tutto per farsi distruggere. È ora di tornare a formare i politici e di sostituire il populismo con la qualità».

È con questo scopo che è nata la scuola PolìMìNa che si propone di rinnovare la classe politica e di formarla: una sorta di ritorno al passato, quando per fare il politico si dovevano frequentare le scuole di partito e seguire un cursus honorum. «Purtroppo quei tempi non torneranno più – sottolinea l’ex deputato del Pds – Oggi le persone non frequenterebbero mai un partito perché gli esponenti sono poco credibili e troppo impegnati ad alimentare indecenti teatrini. La nascita di un’accademia lascia sperare che si possa tornare ad avere persone preparate in politica». I tempi cambiano e ora impongono ai partiti di strutturare governance competenti ed efficienti, soprattutto in quei contesti che hanno sofferto la mancanza di un’amministrazione funzionante.

«Napoli ha bisogno di una classe dirigente e politica, esperta e competente – dice Marone – Per troppo tempo non l’ha avuta ed è stata abbandonata a se stessa. Serve gente che sappia fare politica e che si occupi della città perché oggi mi pare che nessuno lo stia facendo». Ma il Partito democratico, magari in collaborazione con il Movimento 5 Stelle, potrebbe riuscire nell’impresa? «Non si improvvisa un’inversione di rotta – spiega Marone – La filosofia dei pentastellati deve cambiare, devono abbandonare l’idea che uno valga uno, solo così potranno trovare un’intesa con il Pd. Sono fiducioso perché oggi si sta affermando il principio che la qualità serva ancora, mi auguro quindi che si proceda e ci si diriga verso il cambiamento».

Tra poco cambierà anche l’inquilino di Palazzo San Giacomo. «Il prossimo sindaco – conclude Marone – dovrà conoscere bene l’amministrazione comunale e le sue criticità. Dovrà partire dall’ordinario, dalla quotidianità e soprattutto dovrà fare di Napoli una città normale».

L’articolo “L’antidoto al populismo è la politica di qualità”, parla Riccardo Marone proviene da Il Riformista.

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