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Le Sardine tornano in campo con ambientalisti e radicali: chiedono assemblee di cittadini scelti a sorteggio per decidere su temi generali

Assemblee di cittadini per affrontare le grandi sfide del nostro tempo, a partire dalla transizione ecologica a cui il governo Draghi ha dedicato un ministero. A proporle in Italia è l’attivista Marco Cappato insieme a uno dei volti più noti del movimento delle Sardine, Mattia Santori, all’attivista radicale Mario Staderini e ad altri gruppi, come il movimento ambientalista Extinction Rebellion. Oggi presentano l’iniziativa chiamata Comitato Politici per caso, chiedendo di istituzionalizzare in Italia le cosiddette “Citizen’s Assembly” – già presenti in vari Paesi al mondo, tra cui la Francia – in cui i cittadini vengono sorteggiati e, con il supporto di esperti, studiano e decidono su questioni di interesse generale. 


Nella proposta di legge di iniziativa popolare si chiede di istituirle in Italia a tutti i livelli – nazionale, regionale e comunale. Si tratta di un tentativo di riavvicinare i cittadini alla politica in modo più continuativo rispetto alle varie cadenze elettorali, così da creare consenso attorno ai grandi temi – come quello del cambiamento climatico – che «la politica elettorale non riesce ad affrontare, anche perché non portano consenso nel breve termine», per citare Cappato. Così hanno deciso anche gli organizzatori della Cop26 in vista del summit globale sul clima. Ma, come dimostra l’esperienza francese, la vera sfida sarà convincere il Governo di attuarle. 

Il «grande dibattito» francese e le critiche a Macron

A proporre le assemblee popolari in Francia è stato il governo stesso su iniziativa del presidente Emmanuel Macron, in seguito alle proteste dei Gilet gialli nel 2018, che erano iniziate in segno di protesta contro l’aumento delle tasse sulla benzina ed erano poi diventate un vero e proprio movimento anti-governativo. Così, nel 2019, Macron ha lanciato il «Grande dibattito», ovvero delle consultazioni di massa il cui scopo era quello di dare una voce ai cittadini nel processo decisionale politico. Erano stati chiamati a partecipare circa 150 cittadini da tutto il Paese – studenti, insegnanti, agricoltori, disoccupati – e anche dai territori oltremare francese, come la Guyana.

Per sette weekend di fila hanno ascoltato gli esperti, si sono incontrati con ecologisti, industriali e legislatori, hanno dibattuto temi come l’edilizia, la moda, la plastica e l’alimentazione. Dopo qualche mese, nel giugno 2020, hanno presentato le loro proposte – 149 in tutto – che prevedevano tra le varie cose anche un taglio dell’Iva sui biglietti del treno, il divieto di voli domestici su itinerari dove viaggiano aerei (come può essere il tragitto Milano-Roma) e un taglio alla pubblicità di prodotti inquinanti.

Inizialmente la risposta del Governo è stata promettente: Macron aveva accettato tutte le proposte dei cittadini, meno tre. Ma con il passare dei mesi alla fine i contenuti si sono annacquati e la legge sul clima presentata – tra le critiche degli attivisti – a febbraio di quest’anno dal governo conteneva circa il 40% delle proposte iniziali. Poche, ma non pochissime.

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