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Long Covid pediatrico: 2 adolescenti su 10 soffrono di disturbi psico-somatici, ansia e depressione

Il long Covid tra i bambini (quasi) non esiste. Almeno non dal punto di vista pneumologico, cardiaco e neurologico. Gli unici “effetti indesiderati” a lungo termine tra i più giovani sono di tipo psicologico. «Due adolescenti su 10, tra coloro che hanno superato l’infezione da SARS-CoV-2, hanno mostrato disagi psicologici», spiega Fabio Midulla, pneumologo, professore ordinario di Pediatria, responsabile del pronto soccorso pediatrico del Policlinico Umberto I di Roma e promotore di un progetto di visite e follow-up per minori che hanno contratto il Covid-19.

Gli effetti del long Covid sui più piccoli

«Ansia, depressione, paura per il futuro, disturbi psico-somatici (come mal di testa, dolori articolari, addominali) sono tra i principali sintomi riscontrati, in particolar modo dai 12 anni in su (finora sono circa 300 i pazienti, da 0 a 18 anni, sottoposti a follow-up al policlinico Umberto I). Risultati – aggiunge Midulla – che trovano riscontro anche negli atti di autolesionismo e tentativi di suicidio tra gli adolescenti: negli ultimi dodici mesi, gli accessi al nostro pronto soccorso di pazienti con tali problematiche sono triplicati».

Il programma di follow-up è stato inaugurato il primo febbraio di quest’anno al policlinico Umberto I, per poi essere esteso, dai primi giorni di aprile, ad altri trenta centri dal nord al sud della penisola, grazie alla collaborazione tra la Società Italiana per le Malattie Respiratorie Infantili, di cui Midulla è presidente, e la Società Italiana dei Medici Pediatri.

Il follow-up

«I pazienti vengono reclutati attraverso le segnalazioni dei pediatri di libera scelta – continua lo pneumologo -. L’iniziativa ha riscosso molto interesse: al nostro policlinico abbiamo dovuto aumentare le visite da due a sette al giorno, con prenotazioni già fissate fino al mese di dicembre».

I piccoli pazienti che partecipano al follow-up vengono sottoposti ad esami prestabiliti: «Prelievo del sangue per effettuare il dosaggio degli anticorpi contro il Covid-19, emocromo, esami ematici di routine, visita pneumologica, spirometria, ecografia polmonare, saturimetria di base e dopo sforzo. Ancora, visita cardiologica, elettrocardiogramma, ecocardiogramma, visita neurologica e test psicologico», dice Midulla.

Una valutazione multidisciplinare dalla quale, finora, è emersa una profonda differenza tra il cosiddetto long Covid dell’età adulta e quello esaminato tra la popolazione da 0 a 18 anni. «I risultati raccolti finora – dice il professore – oltre ad essere incoraggianti, potrebbero rappresentare un importante stimolo alla revisione delle norme che prevedono attualmente la necessità di sottoporre ad un check-up cardiologico i bambini e adolescenti che, dopo aver contratto il Covid-19, intendano praticare un’attività sportiva».

Lo studio italiano è unico nel suo genere

Un’analisi simile è stata condotta tra i bambini che sono stati ricoverati per Covid-19 all’ospedale pediatrico Z.A. Bashlyaeva di Mosca, in Russia, tra il 2 aprile e il 26 agosto del 2020. Uno studio meno accurato di quello condotto in Italia, in quanto basato su interviste telefoniche ai genitori dei piccoli pazienti. Affaticamento (10,7%), disturbi del sonno (6,9%) e problemi sensoriali (5,6%) sono stati i sintomi persistenti più comuni a distanza di oltre 5 mesi dalla guarigione.

Il long Covid resta tuttora una materia di studio molto discussa tra gli scienziati, per prepararsi alle eventuali conseguenze da affrontare anche quando la fase più critica dell’emergenza sarà rientrata. «Abbiamo ritenuto doveroso esaminare gli effetti a lungo termine del virus anche tra la popolazione pediatrica per dare delle risposte concrete ai genitori giustamente preoccupati per la salute dei propri figli e – conclude il professore – per intercettare eventuali problemi in modo precoce e tempestivo».

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