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Medicina e chirurgia estetica, è boom di richieste in vista dell’estate

D’Andrea (SICPRE): «In forte aumento gli interventi al viso, in particolare le zone scoperte dalla mascherina. Ma non dimentichiamo i percorsi di chirurgia ricostruttiva, fondamentali nella presa in carico dei tumori al seno»

Nonostante il periodo di restrizioni legate al Covid e nella speranza che presto si torni alla normalità, con l’avvicinarsi dell’estate aumentano le richieste di trattamenti per il rimodellamento corporeo e il trattamento di inestetismi quali la cellulite.

Grande richiesta anche per i trattamenti viso a base di filler botulino e tecnologie, specie per difetti dovuti all’uso prolungato della mascherina, con un’attenzione maggiore alla cosiddetta ‘triade estetica’ cioè occhi, sopracciglia e fronte. Bisogna tuttavia attenersi ad alcune semplici regole, per non abusare di alcuni di questi interventi che potrebbero provocare l’effetto opposto.

Ancora una volta il messaggio degli specialisti rivolto ai pazienti è quello di indirizzarsi a strutture professionali, soprattutto per i giovani: «Il medico va scelto con attenzione tra gli specialisti di chirurgia plastica valutando il suo curriculum professionale e non consultando social ingannevoli che spesso non riportano risultati reali» afferma Francesco D’Andrea, presidente della SICPRE (Società Italiana Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica) e direttore del dipartimento di chirurgia plastica presso il Policlinico Federico II di Napoli. Proprio al prof. D’Andrea abbiamo chiesto un’opinione sulle motivazioni di questo boom e sugli interventi maggiormente richiesti.

Quali sono gli interventi di chirurgia estetica più richiesti in questo periodo?

«C’è sicuramente una grande voglia di prendersi cura del proprio corpo, complice il fatto che si torna a respirare aria di normalità dopo mesi e mesi di restrizioni. In particolare notiamo un grande aumento di richieste di trattamenti per il volto, soprattutto le zone che restano scoperte dalla mascherina, quindi tutto il cosiddetto terzo superiore: contorno occhi, arcata sopraccigliare, palpebre, fronte, su cui si agisce con filler e botulino, oppure chirurgicamente attraverso lifting e blefaroplastica. Per contro, non sono diminuite le richieste di altri interventi in altre zone del viso, i grandi classici della chirurgia estetica: naso, labbra e zigomi».

Perché questa rinnovata attenzione all’estetica del viso?

«Credo che in parte sia dovuto al largo uso, durante la pandemia, di strumenti di lavoro e relazionali quali videochiamate e videoconferenze. Improvvisamente le persone hanno visto sé stesse molto più di prima, notando difetti estetici di cui prima non si accorgevano, anche se l’aumentata percezione dell’estetica del proprio volto e, quindi, dei relativi difetti, risale già all’avvento dei “selfie”. Questo fattore, in aggiunta al fatto di aver risparmiato durante il lockdown su molte spese personali, come viaggi, cinema, teatri, ristoranti, ha consentito a molte persone di accumulare una sorta di “tesoretto” che ora viene, in molti casi, investito per migliorare il proprio aspetto».

E il resto del corpo?

«Non si fermano neanche gli interventi estetici che riguardano il corpo: anzi, mastoplastiche e interventi per la cellulite stanno avendo anch’essi un boom in vista delle riaperture estive. Il ritorno alla normalità passa anche per il desiderio di prendersi cura di sé stessi».

Spesso la chirurgia estetica nasce da esigenze più profonde. Qual è l’importanza della chirurgia ricostruttiva nelle Breast Unit, tra cui quella dell’ateneo federiciano, di cui è direttore?

«A subire una brusca battuta d’arresto durante la pandemia, come è noto, sono state purtroppo tutte le operazioni di screening per il tumore della mammella. Nella Breast Unit del Policlinico Federico II la chirurgia ricostruttiva post intervento demolitivo ha un’importanza fondamentale, per restituire alla donna la sua integrità fisica in un momento così delicato. La nostra Breast Unit si apre al territorio per raccogliere tutti i casi oncologici della mammella che necessitano di un percorso terapeutico avanzato che rispetti gli standard internazionali, anche dal punto di vista della chirurgia ricostruttiva».

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