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Non era Covid: 30 ore da sospetto malato nell’Area Covid dell’Ospedale e fuori

«E poi la lettura: trentasei e nove (che fregatura) trentasette e uno (non è nessuno) trentotto trentotto e mezzo trentanove trentanove e nove… con una voce che non si sente neanche il suono … che uomo… In questo febbrosario quello che sta male più degli altri è il più sensibile e importante. È proprio necessario avere la tendenza a migliorare e progredire gradualmente. Diffido dei febbroni, spettacolari… poi niente.  Estremismo, malattia infantile»

(Il febbrosario, Giorgio Gaber e Sandro Luporini)

Un brivido, e sei all’Ospedale di Firenze e stai male, e chiedi aiuto ad un medico curante che ha fretta e che ti invita a spiaggiarti al Pronto Soccorso. Percorri un centinaio di chilometri in automobile, elargendo brividi a chiunque. È una costante, nei giorni successivi. Provi ad accennarlo al medico di base, che tiene le finestre nello studio aperte, spalancate “per ostacolare il Corona Virus”. Sì, certo, però ci sono 2 °C, ti sembra quanto meno inopportuno, si ostacolerà  forse il COVID-2019 ma si spalancherà all’influenza, e poiché ha gli stessi sintomi del COVID-2019, cui prodest?

Il medico di base lo ha messo d’altronde in chiaro, “se avete più di 37 °C non venite”. Viene lei? “No. Andate in ospedale”, dove però se hai più di 37,5 °C non entri. I giorni passano, i brividi aumentano, e spalanchi anche tu una finestra per asciugare il pavimento che provi a pulire in casa. Ti accasci in poltrona, passano due ore in cui sei completamente immobile e sembra che il tempo non sia più un’unità di misura. Stai andando alla deriva. Altri brividi, ti sdrai a letto, e la senti arrivare, quella che non permetterà più a nessuno di viaggiare ed essere guidati, tranne all’ambulanza, al carro funebre e all’elisoccorso: la febbre.

Tremi alla grande, fai fatica ad alzarti, bevi solo acqua, ne bevi tantissima all’improvviso, stai soffrendo e come al solito, ti penti di tutti i cibi e di tutti gli errori, riesci a recuperare il termometro e misuri la febbre proprio mentre la senatrice Bellanova di Italia Viva nel gruppo fatto con il Psi sta facendo la sua giaculatoria contro il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte: già ti sembrava gambizzato da Matteo Renzi, in teoria dovrebbe essere una dichiarazione di astensione, ma lei parla, parla che un voto contrario ti sembra poco, esprime una esistenza contraria, e tu mosso da improvvisa commozione, come per tutti gli animali morenti (quindi anche per te stesso), pensi, “fatelo smettere di soffrire, sia una eutanasia, almeno, terminatelo”. Pensi che più di un voto di fiducia sia un voto per sopprimerlo. Parla e sale la temperatura, parla e sale la febbre. E poco prima di annunciare l’astensione pensi che quella sera cadrà il governo e tu morirai (senza che le due cose siano in connessione, per altro), quindi ci asteniamo e sono 39,5 °C di febbre.

Proprio un anno prima, nel gennaio 2020, avevi raggiunto il tuo record, 40,3 °C, il tuo corpo ed il tuo viso erano deformati dalle pustole, e avevi provato la quarantena prima della quarantena per scarlattina o varicella (non si saprà mai, il test diagnostico sarà sospeso nella quarantena): isolato da tutti perché contagioso per malattia esantematica riuscivi a chiudere la quarantena personale poche ore prima che cominciasse quella nazionale.

Ora telefoni al medico di base, che ovviamente non risponde, gli invii un messaggio per sapere come comportarti, non per te, ma per tua madre che è anziana e hai incontrato il giorno prima. Ti richiama subito, e ti sgrida “Ha 39,5 °C di febbre? E ieri è venuto nel mio studio medico? Adesso ci farà venire il Covid a tutti!” e non c’è niente di meglio che sentirsi rassicurati così, con il medico di base che si fa prendere dal panico e si preoccupa per sé.

Non hai paracetamolo in casa, ti dice di chiamare il Comune per sapere se ti portano il farmaco a casa, anzi, ogni farmacia notturna, però c’è il Coprifuoco, “signor Agami, mancano 20 minuti alle 22, si rende conto?”, e tu non hai la forza di renderti conto, pensi di chiamare i servizi funerari per sincopare i tempi, sblocchi le password del tablet e del telefono radiomobile, perché almeno, se mai qualcuno ti ritroverà, possa accedere alla tua messaggistica (chissà poi perché). Passi la notte febbricitante a bere e ad essere colitico, bevi acqua in vetro e vai in bagno, bevi acqua minerale e vai in bagno, a volte fai le due cose contemporaneamente per essere multitasking anche nei momenti ferali. La mattina sei ancora molto piretico, e ti ricordi all’improvviso che la cosa peggiore il medico di base te l’aveva detta alla fine: saresti dovuto andare in automobile, guidando tu, con tutti i finestrini dell’auto aperti (tanto per assicurarti di non far scendere la febbre sotto i 40 °C), alla Fiera, per fare il test Covid attraverso il drive-through come Schwarzenegger. Ma tu non sei l’attore austriaco e ricordi che un anno prima per farti visitare la malattia esantematica a 40,3° C avesti dovuto prendere l’auto ed andare alla Guardia Medica, e a momenti facevi un incidente. Quest’anno alla Guardia Medica nemmeno ti fanno accedere, e nonostante tu sia in classe 1 nell’assicurazione la probabilità di peggiorare le cose con un bell’incidente, dal momento che fatichi ad andare in bagno e la Fiera si trova a una decina di chilometri, sono alte.

Nel momento meno opportuno ti telefona tua madre, si preoccupa e nonostante abbia un deficit cognitivo per le proprie patologie evidentemente contatta il 118, che a sua volta ti telefona. La signora, gentile, dice che non ha nemmeno capito se l’ambulanza servirebbe a te, o a tua madre che ha chiamato da quanto l’ha sentita confusa: “ma cosa ha?”. L’operatrice del 118 ti dice che esiste un servizio di minibus per andare a fare il tampone, ma è troppo tardi, e prende la decisione, nel dubbio se il tuo medico di base sia sano mentalmente, di farti annullare il tampone-presentarsi automuniti-fai da te in Fiera, e di farti arrivare una ambulanza e portarti in Ospedale per il test COVID-2019, accedendo al percorso COVID-2019.

Entri dopo un’ora nell’autoambulanza, dove ti danno non la solita mascherina azzurrina che danno agli ospedali che non serve a niente, ma quella bianche a cono (ma allora le avete!). Attendi nel garage delle ambulanze su una poltrona a rotelle, oltrepassi la sala d’attesa del Pronto Soccorso, il tricolore dei codici, ed arrivi, apiretico, nell’area COVID-2019. Un infermiere ti fa il prelievo di sangue venoso più doloroso della storia dei prelievi ematici, non trova la vena e ti buca quasi a suggerire una morte lentissima, ma sofferente, ti lacrimano gli occhi e pensi alla manovra finanziaria, lacrime e sangue appunto, ma dopo soli diciassette tentativi riesce a prelevarti il sangue. Sei momentaneamente molto colitico, una dottoressa ti interroga in termini evidentemente scientifici (quante scariche?), e dopo essersi stupita dalla risposta non sai se uscirai dall’ospedale ma entrerai nel Guinness dei Primati. Arriva un altro prelievo allo stesso braccio, questa volta è arterioso e non fa male: nell’area COVID-2019 sei solo con un vecchietto attaccato ad una bombola d’ossigeno. Resti solo, hai sete, provi ad alzarti per prendere un po’d’acqua al rubinetto, non riesci a spostarti, non capisci cosa hai: ci metti pure un po’ per renderti corto che sei attaccato ad una flebo di cui non avevi coscienza, e finalmente, ti rendi conto di essere un rincoglionito. Rassegnato, ti risiedi, arriva un’altra dottoressa, ti faranno il tampone, ma lei prescrive una decina di esami, tra cui quello delle feci e (perché?!) il test HIV. Lo hai appena fatto, peraltro, prima volta nella vita, in ossequio ad una richiesta di una ragazza particolarmente ipocondriaca perché hai relazioni stabili come quelle che legano Giuseppe Conte ai costruttori ed al MAIE. Ti fanno il test COVID-2019 rapido a mezzo tampone, è la tua prima volta: consiste nell’infilarti un bastoncino lunghissimo su per il naso, in ogni tua narice, fino all’inverosimile. Si raccomandano di non irrigidirti ma più vedi la lunghezza della cannula più ti domandi come farà mai a stare nella tua narice così piccola e delicata, potresti arrivare a strologare su altrettanti misteri ed altri orifizi ma nel frattempo ti senti violato, gli occhi lacrimano, poi l’altra narice, più che un tampone pare un numero di magia venuto male o una forma di tortura della polizia segreta rimasta agli inizi. Aspetti il responso del tampone rapido. Nell’Area COVID-2019 il vecchio attaccato alla bombola non c’è più, arriva un altro anziano che ti guarda con rassegnazione. Ti spostano fuori dall’area COVID-2019 per due ore, sei di nuovo tra gli everymen dei corridoi, fa tanto freddo, probabilmente sei vicino ad una porta aperta ma essendo in una poltrona a rotelle attaccato ad una flebo puoi solo vedere quel solito incrocio tra corridoi, e la porta dell’Area COVID-2019. Passano due ore e mezzo e mentre ti rassegni a pensare che nessuno ti verrà più a recuperare, qualcuno si insospettisce, domanda di te, e ti recuperano, dal freddissimo nei corridoi ritorni al calduccio dell’area COVID-2019, e ci ritorni da rincoglionito. È proprio in quel momento che “Daniel!” una ragazza bellissima in camice bianco ti festeggia. Escludendo che alla lotteria degli scontrini abbiano aggiunto la lotteria del COVID-2019 e tu abbia vinto una eutanasia con il medico ideale, improvvisi e riconosci una tua compagna di scuola, collega rappresentante di classe 20 anni prima, nel tuo massimo di attività politica consideravi uno dei benefit scolastici avere a che fare con lei e trovare scuse per parlarci fuori dalle rispettive classi. Lei non è invecchiata, tu invece sei un rudere ma lei non sembra accorgersene. Ti ricordi che qualcuno ti aveva detto aveva studiato Medicina, ma anche che la famiglia aveva degli Hotel, e qualche giorno prima avevi cercato notizie invano per capire se avessero vinto gli Hotel o gli ospedali. La risposta ce l’hai davanti, come medico d’urgenza dalle recensioni positivissime su internet per l’umanità, pensi che ti racconterà che ne sarà di te e invece ti parla del Reportage di Capodanno dalla Repubblica di San Marino che hai scritto e che ha letto in questo quotidiano, ti legge ogni volta e tu nemmeno sapevi fosse consapevole tu esistessi o si ricordasse di te. Vorresti fermarti a parlare, ma sei pur sempre su una poltrona a rotelle e l’infermiere se ne fotte che tu conosci la medica d’emergenza bella, gentile ed intelligente, ti trasporta nella sala dei casi sospetti (si chiama proprio così). Chissà se la rivedrai. Passa un’altra ora, e ti vengono a dire che la diagnosi è gastroenterite ed è improbabile tu abbia il COVID-2019 (tu sei certo di non averlo) ma che occorre aspettare il risultato del test rapido. Il risultato del test rapido è negativo, ma chi ci crede? Loro no, perché è poco affidabile, e quindi qualcuno ha deciso che devi fare un secondo test COVID-2019, a mezzo tampone, molecolare. Non dura neanche tre secondi, l’illusione che sia diverso, e invece no, un’altra volta ti infilano su per il naso quelle cannule lunghissime nelle tue narici piccole, ed in ogni inserimento fastidiosissimo lacrimi e ti penti di tutte le volte che hai inserito tu qualcosa di te stesso in qualcosa di piccolo e fisico.

Ti chiedi se arriverai a farne tre di test COVID-2019 in un giorno solo, ti affretti a documentarti il terzo comporta un prelievo del sangue e quindi le tue narici saranno tranquille, dopo mai nessun tampone in un anno, ma anche il secondo è negativo ed a chiudere l’anamnesi arriva un medico d’urgenza dal nome coerente anche se non ben augurante: Tomba. Non hai il COVID-2019, hai una enterite perché hai preso un virus, bere tantissima acqua, riposo assoluto, nessun esame, nessun antibiotico e soprattutto, nessun saluto alla medica d’urgenza che ti conosce e non rivedevi da 4 lustri. L’anziano taciturno dovrà fare un elettrocardiogramma, e passare una notte per sicurezza in Medicina d’Urgenza. È sera, percorri a piedi il chilometro e mezzo verso casa pen(s)ando che la cura, talvolta, non è una prescrizione ma la fatica e la voglia di fare bene il proprio lavoro, non essere indifferenti, essere differenti.

Grazie alla medica d’urgenza Veronica Salvatore e alla segretaria del medico di base Bianca Chierici

Leggi anche: Intervista all’Antivirus del COVID-2019

Twitter @AmoreMorteeBoh

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