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Nuovo segretario comunale a processo per maltrattamenti

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Massimiliano Conti

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Ha 51 anni, è siciliano e il 10 maggio prenderà servizio come segretario del Comune di Civita Castellana. Il 2 marzo dell’anno prossimo comparirà invece davanti al giudice monocratico del tribunale di Gela per il processo a suo carico.

Il 23 marzo scorso il funzionario, Luigi Rocco Bronte, è stato infatti rinviato a giudizio dal gup dello stesso tribunale, la dottoressa Ersilia Guzzetta, per presunti maltrattamenti nei confronti della moglie con l’aggravante di aver commesso il fatto in presenza delle due figliolette. 

Risale a giovedì scorso il decreto con cui il sindaco Luca Giampieri ha nominato Bronte segretario comunale in sostituzione di Elisabetta Montanari, che aveva assunto temporaneamente le funzioni dopo le dimissioni della dottoressa Maria Grazia Salamino, la quale, nemmeno due mesi dopo il suo insediamento, aveva lasciato il suo ufficio in piazza Matteotti per andare a ricoprire un ruolo più prestigioso, quello di direttore generale dell’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo (Ansv). Era stata la prima bella gatta da pelare per il sindaco Giampieri e forse si è rivelata anche un po’ presciolosa. L’amministrazione comunale, per trovare un sostituto, ha attinto all’albo dei segretari comunali, ma probabilmente senza svolgere gli approfondimenti del caso. Perché, se è vero che Bronte, come tutti, è innocente fino alla sentenza di terzo grado, è anche vero che in epoca di Me Too assumere in un ruolo strategico dell’amministrazione un rinviato a giudizio per maltrattamenti nei confronti della moglie è una scelta destinata a creare imbarazzo e clamore. Tanto più che il decreto del gup di Gela circola già da qualche giorno negli ambienti politici cittadini e, stando alle indiscrezioni, sarebbe già venuto nelle mani delle associazioni viterbesi che combattono la violenza di genere. Nell’atto di rinvio a giudizio si parla di “condotte reiterate” da parte dell’imputato che, “a causa di una morbosa gelosia”, accusava la moglie, “in modo ossessivo e pressante, di ripetuti e continui tradimenti”. 


“La picchiava ripetutamente – si legge sempre nel decreto – con schiaffi, spintoni e pugni, e, in quattro occasioni, afferrandola per il collo causandole lividi e lesioni”. Il 1° febbraio 2019, in particolare, “in occasione di una lite, afferrandole le mani e strattonandola, le procurava diverse fratture delle dita della mano, contusioni alla coscia sinistra, al ginocchio destro e un trauma cranico non commotivo”. Ancora: il 1° marzo 2019, sempre in occasione di una lite, “afferrandola per le braccia e strattonandola le procurava lividi e lesioni su entrambi gli avambracci”. Si tratta, va ribadito, di accuse che dovranno essere dimostrate durante il processo ma forse ce n’è già abbastanza per indurre l’amministrazione a rivedere, per ragioni di prudenza e opportunità, la sua scelta. 

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