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“Oberdan si lamentava”: il primo romanzo che parla dei drammi e delle speranze dei piccoli imprenditori di provincia

È uscito a dicembre 2020 “Oberdan si lamentava” romanzo sulle peripezie di un ristoratore, di un proprietario di un’osteria cocktail bar che rischia il fallimento e si ritrova a combattere contro la vigliaccheria del potere, tanto da essere costretto a fare di tutto per salvare il suo locale. 

Il libro è ambientato nel periodo pre-covid, ma è uno dei migliori spaccati letterari sulla professione del ristoratore, su un settore che sta subendo una crisi profonda in quanto rappresenta bene il timore e il dramma di una persona a cui “gli viene impedito di lavorare”. 

Oggi, che il settore della ristorazione è fermo, ci è sembrato opportuno intervistare l’autore di questa opera. 

Ecco i risultati della chiacchierata con Francesco Berni, 34 anni, esperto di comunicazione digitale, Oberdan si lamentava è il suo romanzo d’esordio.

Come nasce questo romanzo? Come mai l’idea delle disavventure di un oste per parlare della società italiana? 

Oberdan nasce come oste immaginario nel settembre 2017, come protagonista di una pagina Facebook omonima di meme e racconti. L’oste, il ristoratore, il proprietario di cocktail bar è una figura archetipica dei trentenni di oggi, ossia di chi è nato tra gli anni ’80 e ’90. Una generazione alla quale hanno detto che non esistevano garanzie, bisognava inventarsi il lavoro e che ognuno doveva diventare l’imprenditore di se stesso. Oberdan è uno dei tanti costretti ad accettare questa sfida. È diventato creativo, imprenditore, ma poi gli hanno impedito di lavorare. E allora giustamente nel suo piccolo si incazza e fa di tutto per salvare la sua osteria. Fa di tutto per ribadire un suo dovere morale verso se stesso e gli altri. Il suo è un grido semplice “Lasciatemi lavorare!”. 

Nel romanzo fai esplicito riferimento alla provincia profonda italiana e riesci a rappresentarne le dinamiche dissolutorie, ma non viene mai nominata la città in cui è ambientato. Come mai? 

Lo scopo di questo romanzo è proprio quello di descrivere la solitudine e il disastro della profonda provincia italiana, in cui si stanno perdendo tutti i legami comunitari. Volevo raccontare che la provincia sta diventando arida come una metropoli, mantenendo però tutti i difetti tipici della piccola città e perdendo ogni pregio. L’Italia è provincia, poco da fare, chi narra la provincia narra il Paese, per questo ho scelto una figura piccolo borghese proprietaria come un ristoratore per descriverlo. Tra l’altro in vita mia non ho mai fatto il barista o altre professioni ho.re.ca, ma ho osservato profondamente questo mondo da avventore e quindi ho cercato di riprodurne le caratteristiche. I miei amici baristi e ristoratori che hanno già letto il libro, mi hanno detto che sono stato molto bravo a immedesimarmi in loro. Per concludere e rispondere alla domanda, la città in cui è ambientato il romanzo non viene mai nominata, perché ho voluto far sì che ci si immedesimassero tutte le ragazze e i ragazzi che vivono in piccoli centri da Bolzano ad Agrigento. Ma ovviamente vengono descritte dinamiche più tipiche del centro Italia, anche se nelle peripezie della mia vita ho frequentato molto spesso i bacari di Venezia città. 

Nel libro ci sono continui rimandi alla cultura pop e underground degli anni 90 e degli inizi degli anni duemila, nonché un rapporto ossessionante del protagonista con il sesso. Tutto questo è collegato?

Bella domanda, tutto è collegato. Nel romanzo ci sono continue citazioni della televisione commerciale anni ’90 sia mamma Rai, sia delle reti Mediaset del berlusconismo televisivo.

Quindi c’è tutto un mondo ossessionato dal successo e che vive la sessualità come “attributo del potere all’interno della società”, e che confonde il piacere con l’edonismo. In tutto questo c’è anche l’immaginario musicale-politico underground di circa un quindicennio fa, che fu un tentativo mal riuscito di contrastare la china che aveva già preso l’Italia. Una china di completo sfacelo sociale già evidente nel pre-covid, per cui ho tentato di narrare quella sensazione che hanno vissuto i miei coetanei: “Ci avete preparato a vivere in una società, ma poi ci siamo accorti che quella società non esisteva più”. Tra l’altro proprio da questo punto nasce il contrasto generazionale tra Oberdan e il padre, che è un piccolo topos narrativo del racconto.

Nel libro infatti spingi molto sia nell’analizzare il rapporto tra sessi, sia nell’analizzare il rapporto tra generazioni. Importanti le figure delle donne nel libro e del prof Fappertré vero e proprio mentore. Dicci di più. 

Oberdan ha un rapporto malsano e provinciale con l’altra metà del cielo. Il classico rapporto italiano per cui la donna “o è santa o è il contrario”, il punto di vista è maschile senza infingimenti, iperrealista e anche un po’ stronzo. Ma il femminile è una parte importante nella storia di liberazione del protagonista e della stessa genesi dell’osteria. Fondamentale il rapporto di incomunicabilità generazionale con i genitori, ma anche la grande empatia con il Professor Fappertré che sarà fido consigliere di Oberdan nel conflitto contro l’Assessore Brasile, che è l’uomo che con le sue azioni sta mettendo a repentaglio l’esistenza dell’osteria. L’osteria per il protagonista è l’ultima ancora di salvezza per evitare la dissoluzione

Il libro passa dalle atmosfere comiche e satiriche a pezzi duri come quelli di un cazzotto in pieno mento, come mai questa scelta di ridere sempre e comunque anche nella cupezza?

Sì, torniamo all’inizio. Oberdan si lamentava nasce come pagina di meme e micro-racconti memici. I meme sono la fenomenologia di uno scherzo infinito, come li ha definiti Alessandro Lolli, uno dei massimi esperti italiani. Beh, qui si scherza continuamente, come sui social per nascondere i drammi della vita quotidiana.

Qui il dramma descritto, seppure in epoca pre-covid (il libro tutto è stato pensato prima della pandemia), è quello di un uomo che ha fatto di tutto per sopravvivere, ci è riuscito, ma poi gli impediscono di lavorare ossia di far fruttare tutti gli sforzi che ha messo nella sua osteria-ristorante-cocktail bar.

Probabile se lo avessi scritto durante lo scoppio della pandemia, sarei stato ancora più drammatico. In ogni caso, credo che sia un romanzo che rappresenti bene le inquietudini di tutti i lavoratori del settore ho.re.ca e della mia generazione che ha visto scoppiare in sequenza la crisi del 2001, del 2008, del 2011 e infine (speriamo sia l’ultima) pure questa.

Per chi fosse interessato, consigliamo di acquistare il libro che è ordinabile in tutte le librerie, oppure direttamente dal sito della casa editrice per sostenere la piccola editoria indipendente.

Scarica il prologo del romanzo da www.oberdansilamentava.com

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