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Omicidio Sestina, indagini sulla nonna di Landolfi. Il gip prende tempo

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Valeria Terranova

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A più di due anni dalla morte di Maria Sestina Arcuri, ieri il gip Giacomo Autizi si è riservato in merito alla decisione sull’opposizione sollevata dal difensore di Mirella Iezzi, l’avvocato Gianluca Fontana del Foro di Busto Arsizio, alla proroga delle indagini richiesta dal pm Franco Pacifici che riguarda il procedimento a carico della nonna di Andrea Landolfi, accusato dell’omicidio della fidanzata. L’udienza in camera di consiglio era stata calendarizzata a ottobre 2020 dal gip Francesco Rigato, dopo il rigetto dell’istanza di proroga di ulteriori 6 mesi per procedere nelle indagini a carico dell’81enne avanzata dal pubblico ministero a luglio dell’anno scorso.

Mirella Iezzi è un personaggio chiave della vicenda e unica testimone del presunto femminicidio insieme al figlio minore dell’ex pugile ed ex operatore socio sanitario 32enne. L’ottantenne è stata accusata di omissione di soccorso, abbandono di incapace e false dichiarazioni al pm, per aver da sempre supportato la versione del nipote. La pubblica accusa, nonostante la nonna dell’imputato abbia sin dall’inizio riferito che la caduta che portò Maria Sestina Arcuri alla morte fu conseguenza di una drammatica fatalità e che si fosse trattato di un tragico incidente, ritiene invece che la donna in qualità di testimone oculare sapesse che a lanciare o a spingere la ragazza dalla scalinata sarebbe stato Andrea Landolfi. L’81enne si costituì parte civile nel procedimento contro il nipote, in quanto su di lui pesa anche l’accusa di lesioni personali aggravate e omissione di soccorso nei confronti della stessa nonna per averla colpita mentre la donna si era affrettata ad aiutare Maria Sestina a rialzarsi da terra. La percossa inferta dal nipote le causò la frattura di tre costole, il tutto certificato da una prognosi superiore a 40 giorni.

“Ho visto mia nonna cercare di sollevare Sestina, ma sapendo che è anziana e cardiopatica con 9 stent, mi sono avvicinato e, sono sincero, le ho dato una botta per scansarla e impedirle di fare uno sforzo”, ha raccontato a questo proposito il ragazzo nel corso delle spontanee dichiarazioni risalenti al 29 marzo. “Non si capisce su cosa avrebbe dovuto ancora indagare il pubblico ministero tanto da richiedere altri 6 mesi per continuare a investigare – ha dichiarato il legale della donna-. Il pm sostiene che la mia assistita abbia dichiarato il falso, ma stando a questa ipotesi, lo avrebbe già fatto a suo tempo. Lo stesso vale considerando l’accusa di abbandono di incapace, perché l’eventuale reato lo avrebbe commesso quella tragica sera. La signora Iezzi era disponibile a farsi interrogare in aula a novembre e nessuna delle parti ha voluto sentirla e sono state acquisite dalla Corte le 8 ore di interrogatorio sostenuto nell’immediatezza dei fatti. Non si è mai sottratta al contraddittorio. Presumo che in poche settimane arriverà la decisione del gip che aspettavamo da troppo tempo”.

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