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Ospedali di Comunità, telemedicina, e assistenza domiciliare: come saranno impiegati i 15,63 miliardi del PNRR per la sanità

Il Recovery Plan, o più correttamente il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, sbarca in Parlamento. Dopo mesi di lavoro, compiuto prima dal Governo Conte bis e poi dal Governo guidato da Mario Draghi, il Piano è pronto e andrà all’esame del Parlamento prima di essere inviato a Bruxelles.

Il Presidente del Consiglio lo illustrerà alle Camere prima del voto previsto per martedì 27 aprile. I numeri ci saranno, data l’ampia maggioranza di cui gode l’esecutivo, ma non mancano malumori tra i partiti che sostengono l’esecutivo anche per il poco tempo a disposizione per esaminare il corposo provvedimento.

Il totale degli investimenti previsti è di 222,1 miliardi di euro (compresi i 30,6 miliardi sono parte di un Fondo complementare, finanziato attraverso lo scostamento pluriennale di bilancio approvato nel Consiglio dei ministri del 15 aprile) ai quali si aggiungono 13 miliardi di fondi dal React-EU da spendere negli anni 2021-2023, per un totale di 235,14 miliardi. Il Piano prevede un ambizioso programma di riforme, in particolare su pubblica amministrazione, giustizia, concorrenza. Il Recovery avrà un impatto significativo sulla crescita economica e della produttività: il governo prevede infatti che nel 2026 il Pil sarà di 3,6 punti percentuali più alto rispetto allo scenario di base.

Alla sanità andranno 15,63 miliardi dal PNRR, 1,71 miliardi dal React- EU e 2,89 dal Fondo complementare per un totale di 20,82 miliardi.

Le sei missioni e la missione Salute

Il  Piano è suddiviso in sei missioni:

  1. Digitalizzazione, Innovazione, Competitività, Cultura;
  2. Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica
  3. Infrastrutture per una Mobilità Sostenibile
  4. Istruzione e Ricerca
  5. Inclusione e Coesione
  6. Salute

La Missione 6 “Salute” mira a potenziare e riorientare il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) per migliorarne l’efficacia nel rispondere ai bisogni di cura delle persone, anche alla luce delle criticità emerse nel corso dell’emergenza pandemica. In particolare, la strategia intende rafforzare la prevenzione e l’assistenza sul territorio e l’integrazione fra servizi sanitari e sociali, garantire equità di accesso alle cure e nell’erogazione delle prestazioni, ammodernare la dotazione delle strutture del SSN in termini di qualità del capitale umano e formazione, risorse digitali, strutturali, strumentali e tecnologiche, promuovere la ricerca scientifica in ambito biomedico e sanitario.

Gli interventi saranno destinati a due componenti: Reti di prossimità, strutture e telemedicina per l’assistenza sanitaria a cui andranno 7 miliardi e Innovazione, ricerca e digitalizzazione del SSN a cui andranno 8,63 miliardi.

La riforma della medicina del territorio

L’obiettivo di questa componente è rafforzare le prestazioni erogate sul territorio grazie al potenziamento e alla creazione di strutture e presidi territoriali (come le Case della Comunità e gli Ospedali di Comunità), il rafforzamento dell’assistenza domiciliare, lo sviluppo della telemedicina e una più efficace integrazione con tutti i servizi sociosanitari.

Nello specifico due miliardi andranno alle Case di Comunità, quattro miliardi ad assistenza e telemedicina, un miliardo allo sviluppo delle cure intermedie.

Il cronoprogramma prevede la definizione di standard strutturali, organizzativi e tecnologici omogenei per l’assistenza territoriale e l’identificazione delle strutture a essa deputate da adottarsi entro il 2021 con l’approvazione di uno specifico decreto ministeriale. Entro la metà del 2022 avverrà la definizione, a seguito della presentazione di un disegno di legge alle Camere, di un nuovo assetto istituzionale per la prevenzione in ambito sanitario, ambientale e climatico, in linea con l’approccio “One-Health”.

Sull’assistenza domiciliare l’investimento mira ad aumentare il volume delle prestazioni rese in assistenza domiciliare fino a prendere in carico, entro la metà del 2026, il 10 percento della popolazione di età superiore ai 65 anni (come più volte dichiarato dal ministro Speranza).

Per lo sviluppo delle cure intermedie si punta ad attivare l’ospedale di Comunità, una struttura sanitaria della rete territoriale a ricovero breve e destinata a pazienti che necessitano di interventi sanitari a media/bassa intensità clinica e per degenze di breve durata. Tale struttura, di norma dotata di 20 posti letto (fino ad un massimo di 40 posti letto) e a gestione prevalentemente infermieristica, contribuisce ad una maggiore appropriatezza delle cure determinando una riduzione di accessi impropri ai servizi sanitari come, ad esempio, quelli al pronto soccorso o ad altre strutture di ricovero ospedaliero o il ricorso ad altre prestazioni specialistiche.

Innovazione e digitalizzazione

La seconda componente contiene misure che consentiranno il rinnovamento e l’ammodernamento delle strutture tecnologiche e digitali esistenti, il completamento e la diffusione del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), una migliore capacità di erogazione e monitoraggio dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) attraverso più efficaci sistemi informativi. Rilevanti risorse sono destinate anche alla ricerca scientifica e a favorire il trasferimento tecnologico, oltre che a rafforzare le competenze e il capitale umano del SSN anche mediante il potenziamento della formazione del personale.

In questa componente è inclusa la riforma “Riorganizzare la rete degli IRCCS per contribuire al miglioramento delle eccellenze SSN”. Questa riforma interviene sul rapporto tra salute e ricerca sostenendo quest’ultima al fine di rafforzare le capacità di risposta del SSN alle emergenze sanitarie, alla transizione epidemiologica e ai fabbisogni sanitari legati al quadro demografico. In particolare, la sotto riforma prevede una revisione del regime giuridico degli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) e delle politiche della ricerca afferenti al Ministero della salute.

Gli 8,63 miliardi saranno così suddivisi: all’ammodernamento del parco tecnologico e digitale ospedaliero andranno 4,05 miliardi di euro, agli investimenti per un ospedale sicuro e sostenibile 1,64 miliardi, al rafforzamento dell’infrastruttura tecnologica e degli strumenti per la raccolta, l’elaborazione, l’analisi dei dati e la simulazione andranno 1,67 miliardi, alla formazione, ricerca scientifica e trasferimento tecnologico 1,26 miliardi.

Nello specifico, si prevede l’ammodernamento digitale del parco tecnologico ospedaliero, tramite l’acquisto di 3.133 nuove grandi apparecchiature ad alto contenuto tecnologico (TAC, risonanze magnetiche, Acceleratori Lineari, Sistema Radiologico Fisso, Angiografi, Gamma Camera, Gamma Camera/TAC, Mammografi, Ecotomografi) caratterizzate da una vetustà maggiore di 5 anni, sia con interventi finalizzati al potenziamento del livello di digitalizzazione di 280 strutture sanitarie sede di Dipartimenti di emergenza e accettazione (DEA) di I e II livello.

Inoltre, l’intervento (attuativo dell’art. 2 del decreto legge n. 34/2020) prevede il rafforzamento strutturale degli ospedali del SSN, attraverso l’adozione di un piano specifico di potenziamento dell’offerta ospedaliera tale da garantire il potenziamento della dotazione di posti letto di terapia intensiva (+3.500 posti letto per garantire lo standard di 0,14 posti letto di terapia intensiva per 1.000 abitanti) e semi-intensiva (+4.225 posti letto); il consolidamento della separazione dei percorsi all’interno del pronto soccorso; l’incremento del numero di mezzi per i trasporti secondari.

La dicitura “ospedali sicuri” punta a delineare un percorso di miglioramento strutturale nel campo della sicurezza degli edifici ospedalieri, adeguandoli alle vigenti norme in materia di costruzioni in area sismica.

Molto interessante per i professionisti della sanità il capitolo dedicato allo sviluppo delle competenze tecniche, professionali, digitali e manageriali del personale del sistema sanitario. «Il progresso scientifico e l’innovazione tecnologica richiedono che gli operatori sanitari siano regolarmente aggiornati e formati per garantire l’efficacia, l’adeguatezza, la sicurezza e l’efficienza dell’assistenza fornita dal SSN. Tale necessità, è apparsa evidente anche in coincidenza della crisi pandemica» si legge nel testo.

L’investimento prevede l’incremento delle borse di studio in medicina generale, garantendo il completamento di tre cicli di apprendimento triennali: ogni anno del triennio 2021-2023 sarà pubblicato un decreto governativo di assegnazione delle risorse economiche alle Regioni per finanziare 900 borse di studio aggiuntive all’anno per corsi specifici di medicina generale di durata triennale (per un totale di 2.700 borse aggiuntive). Poi si parla dell’avvio di un piano straordinario di formazione sulle infezioni ospedaliere a tutto il personale sanitario e non sanitario degli ospedali; l’attivazione di un percorso di acquisizione di competenze di management per professionisti sanitari del SSN, al fine di prepararli a fronteggiare le sfide attuali e future in una prospettiva integrata, sostenibile, innovativa, flessibile, sempre orientata al risultato, l’incremento dei contratti di formazione specialistica (4.200 contratti di formazione specialistica aggiuntivi, per un ciclo completo di studi a partire dal 2020) per affrontare il cosiddetto “imbuto formativo”, vale a dire la differenza tra il numero di laureati in medicina e il numero di posti di specializzazione post-lauream previsto e garantire così un adeguato turn-over dei medici specialisti del SSN.

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