pallavoliste-ferite-dopo-scontro-sulla-cassia,-in-due-a-processo

Pallavoliste ferite dopo scontro sulla Cassia, in due a processo


Avrebbe potuto essere uno schianto fatale quello che avvenne la sera del 19 novembre del 2017 sulla Cimina in cui furono coinvolte due giovanissime pallavoliste vive per miracolo, che se la cavarono con qualche frattura. Sul banco degli imputati con l’accusa di lesioni sono finiti i conducenti di una Fiat 500 e di una Lexus. L’automobilista alla guida dell’utilitaria e padre di una delle due adolescenti si è costituito anche parte civile nel procedimento. Il sinistro si verificò intorno alle 21 all’incrocio tra la Cassia Cimina e via Prato e secondo i rilievi della polizia stradale la Fiat 500, a bordo della quale stavano viaggiando uno degli imputati con accanto la moglie, mentre le due sportive e la madre di una di loro erano accomodate sui sedili posteriori, che a seguito dell’urto finirono su un’isola spartitraffico, non avrebbe rispettato lo stop. Mentre la Lexus, alla cui guida vi era l’altro imputato affiancato dalla moglie, entrambi sudamericani che stavano tornando a Ronciglione, non avrebbe rispettato il limite di velocità di 50 chilometri orari.

Una delle ragazze riportò una frattura multipla al bacino, all’altra venne riscontrata la rottura della clavicola ed entrambe furono trasportate all’ospedale di Belcolle e al policlinico Gemelli a Roma. La donna seduta dietro insieme alle due giovani per la violenza dell’urto rimase incastrata nel bagagliaio a causa del ribaltamento dei sedili posteriori. “Si tratta di un incrocio pericolosissimo dove si verificano molto spesso incidenti del genere per mancata precedenza. Purtroppo i 5 lampioni che dovrebbero illuminare l’area sono spenti da tempo e quel tratto di strada è totalmente al buio. Al nostro arrivo trovammo le due ragazzine per terra a poca distanza dall’auto e per questo riteniamo che siano state sbalzate fuori dall’abitacolo perché non avevano le cinture di sicurezza che in caso di impatto se indossate rimangono penzolanti, ma dai controlli che effettuammo erano rimaste nell’alloggiamento”, ha spiegato un agente che è intervenuto sul posto contemporaneamente ai sanitari del 118.

Stando alla testimonianza della madre della vittima più grave le cose sarebbero andate diversamente: “Insieme ad altre macchine stavamo tornando a Civitavecchia dopo una partita di pallavolo tenutasi a Nepi. Mio marito guidava e io ero sul sedile anteriore lato passeggero. Dietro c’erano mia figlia, la sua compagna di squadra con la madre – ha raccontato la 48enne-. Mia figlia era seduta dietro mio marito. Lo schianto fu fortissimo e la macchina iniziò a roteare. Mia figlia piangeva e si lamentava per il dolore perché l’altro veicolo aveva impattato sullo sportello alla sua sinistra. Così mio marito sganciò la cintura e scese dalla macchina. Dovette forzare lo sportello per liberare nostra figlia e poi la tirò fuori adagiandola sull’asfalto a un paio di metri di distanza. Io mi precipitai a tenerle la mano perché non riusciva a muoversi e voltandomi vidi la sua amica, distesa poco più in là, ma non so chi l’abbia presa e portata fuori”. I due imputati vennero multati per le rispettive infrazioni, ma la contravvenzione contestata al conducente della Lexus fu annullata in quanto la velocità dell’andatura non venne accertata. Il dibattimento riprenderà a ottobre con l’ascolto di due testimoni della difesa. 


 

Related Posts