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Petra, maestra di stile e terroir

Petra, maestra di stile e terroir

Era il 1997 quando Francesca Moretti e suo padre Vittorio decisero di investire tra le colline della Maremma dando vita a Petra, progetto enologico in Val di Cornia. L’annata 2016 del vino simbolo, che porta il nome aziendale, si conferma un rosso campione di potenza ed eleganza.

Più di vent’anni di storia alle spalle e una lunga vita davanti. Petra, la tenuta maremmana del gruppo Terra Moretti, guarda al futuro con determinazione e concretezza, forte di una visione costruita nel tempo, anno dopo anno, vendemmia dopo vendemmia. Il suo nome, che in latino significa pietra, è l’emblema di questa progettualità solida e ben definita, che l’ha resa un brand di fama mondiale. 

Il sogno realizzato

Tutto comincia nel 1997 quando Francesca Moretti, oggi presidente del Gruppo Terra Moretti, con il padre Vittorio acquista 60 ettari di terreno in località San Lorenzo e 45 a Campiglia Marittima, entrambi nel comune di Suvereto, in Val di Cornia. «Petra è il mio sogno realizzato, una azienda unica e rara che siamo riusciti a rendere tale con grande impegno e caparbietà», spiega la produttrice.

Le scelte in vigna

Con l’aiuto del professor Attilio Scienza, dopo l’acquisizione viene avviato un attento lavoro di zonazione per individuare gli appezzamenti migliori e le uve più vocate a esprimere l’essenza di questo angolo di Toscana a cavallo tra la provincia di Grosseto e Livorno. La scelta cade sulle varietà internazionali. In primis il Cabernet Sauvignon e il Merlot, successivamente Syrah e Petit Verdot, senza dimenticare l’autoctono Sangiovese. 

Design e territorio

La progettazione della Cantina, inaugurata nel 2003, viene affidata all’archistar Mario Botta, che realizza un’opera di design e funzionale, capace di valorizzare la bellezza del luogo e l’attività che si svolge all’interno. Tra le date da ricordare ci sono anche il 2004 e il 2014. La prima segna l’inizio della collaborazione con l’enologo consulente francese Paul Chatonnet, la seconda il passaggio di consegne con il piemontese Giuseppe Caviola. «Per Petra è l’inizio di una nuova era, con vini dall’anima più contemporanea e al tempo stesso più territoriale», precisa Francesca Moretti.

Lo stile di Petra

La massima espressione dello stile aziendale è Petra, Toscana Igt a base di Cabernet Sauvignon e Merlot che crescono su suoli calcarei dal giusto equilibrio tra argilla e scheletro. In cantina il lavoro è meticoloso e poco invasivo. Fermentazione con lieviti indigeni. Permanenza in tini troncoconici di rovere da 100 ettolitri. Infine affinamento di 18 mesi in barrique di I, II e III passaggio di media tostatura. Poi il vino riposa per altri 18 mesi in bottiglia.

Petra 2016, equilibrio e tipicità

«Oggi sul mercato c’è Petra 2016, un’annata equilibrata che esprime tutta la tipicità, la complessità e la freschezza di questo vino». Il bouquet affascina con note di amarena e macchia mediterranea, poi accenni di menta, rosmarino, pepe e tabacco. In bocca unisce potenza ed eleganza, i tannini vellutati si sviluppano in una trama sontuosa, con un lungo finale balsamico.

Realizzato in collaborazione con Petra.

Questo articolo è tratto da Civiltà del bere 4/2020. Acquista

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© Riproduzione riservata – 12/03/2021

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