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Raggiunto il mezzo milione di vaccinati in un giorno

Ma la nota di ottimismo non è per il piano vaccinale che procede spedito bensì per il NON-sistema-italia che con il generale degli alpini trova motivo di sperare

Da questo dato, annunciato e solo oggi raggiunto, si può arrivare anche sei o settecentomila vaccinati al giorno. L’ha detto il generale Figliuolo nella trasmissione televisiva di Bruno Vespa.

Con l’arrivo, a maggio, di quindici milioni di vaccini e a giugno addirittura di trenta a metà luglio. Così ha prospettato, sempre Figliuolo. Conti alla mano, alla fine di questo mese dovremo essere arrivati al sessata per cento dei vaccinati con prima e seconda dose, percentuale che ci avvicina all’immunità di gregge e ci porta ad affrontare il nuovo autunno con maggiore serenità.

Ma l’errore che si sta facendo consiste nel dare troppa responsabilità ai vaccini. Se si vorrà chiudere questa prima grande guerra globale, i sistemi sanitari dovranno predisporsi a risposte diverse, parallele, alternative e compatibili tra loro. 

Queste risposte guardano al metodo di cura con gli anticorpi monoclonali che solo in questi giorni sta conoscendo l’applicazione medica negli ospedali e sta dando ottimi risultati. Il fatto che il numero sia ancora esiguo, risibile per le grandi quantità che occorrono in questa grande campagna globale, significa ancor più che questo metodo va sviluppato e tradotto in sistema farmacologico. 

Altra risposta consiste in un metodo col quale questa malattia la si possa affrontare con cure farmacologiche da casa. Arrivare quindi a un protocollo nazionale per adottare ufficialmente, secondo le modalità sperimentate e certe, Remdesivir e cortisone nei casi di malattia. 

Dotarsi di strutture specializzate per il trattamento di questa malattia con personale specializzato, liberando gli ospedali, col pericolo che la diffusione del virus si propaghi presso altri malati.

Quando avremo fatto tutto questo potremo dire di essere un paese organizzato. Se dobbiamo farci aiutare dall’esercito ogni qual volta c’è un problema, vuol dire che non lo siamo.

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