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Scuola, i presidi frenano: “Servono riaperture ragionate”

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Massimiliano Conti

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Le Regioni si ribellano alla riapertura al 100% delle scuole a partire da lunedì e il governo valuta delle deroghe, con la possibilità di lasciare la scelta ai provveditori sulla base delle singole situazioni provinciali. Che in provincia di Viterbo non sono per niente rosee, soprattutto per quanto riguarda il solito settore dei trasporti. Nel frattempo si parla di test rapidi salivari per gli studenti ma per ora siamo agli annunci, i quali, al pari delle buone intenzioni, continuano a lastricare le vie dell’inferno Covid. 


“Siamo tutti molto preoccupati – confida al Corriere di Viterbo Paola Bugiotti, dirigente del Paolo Savi di Viterbo -. Considerando che va garantito il distanziamento di un metro, molte scuole non potranno accogliere il cento per cento degli studenti. Bisognerebbe lasciare agli istituti scolastici l’autonomia organizzativa in base alla quale, qualora non si riesca a garantire le condizioni di sicurezza, si possa mantenere una percentuale di didattica a distanza”. 

Sul banco degli imputati principalmente c’è il trasporto pubblico, che nel Lazio e a Viterbo vuol dire Cotral (sulla ferrovia Roma Nord meglio stendere veli pietosi): “Ci chiediamo: il sistema dei trasporti è pronto? – continua Bugiotti – . O dovremo ancora una volta noi scuole trovare le più fantasiose soluzioni organizzative, con ingressi scaglionati, orari differenziati eccetera, per alleggerire i mezzi di trasporto?”.

Sulla stessa linea la segretaria provinciale della Uil Scuola Silvia Somigli, secondo la quale servono azioni urgenti perché il 26 aprile è alle porte. “Per aprire le scuole serve una volontà politica – nota la sindacalista – ma al momento vediamo soltanto questa. Siamo stati sempre per una scuola in presenza, ma in sicurezza. Se per aprire i ristoranti e le pizzerie dobbiamo aprire le scuole (senza garanzia di sicurezza), che non possono arrivare dopo, c’è un problema politico da risolvere: programmare per tempo e non guardare alla scuola come un tutto indistinto”.


Somigli si chiede, in questo senso, quali interventi siano stati messi in campo finora e cosa sia cambiato rispetto a prima. La risposta è scontata: “Nulla”.

“Ci sono risorse destinate a questo e per utilizzarle proficuamente vanno aggiornati i protocolli di sicurezza – continua la segretaria della Uil Scuola -. Non si può procedere senza un piano. Nel protocollo sottoscritto e mai attuato c’erano delle commissioni interne che oggi sarebbero ancora più importanti per dare garanzie al personale, agli studenti, alle famiglie. Il 73% nazionale di personale vaccinato è un dato che va contestualizzato. Pensare al dato globale e affidarsi all’azione dei prefetti è un’ulteriore complicazione, perché si chiama in causa un altro ministero, quello degli Interni, come se non bastassero già Asl, Province, Comuni e Regioni”. Questo sistema, ragiona la sindacalista viterbese, non ha funzionato per i trasporti e non si capisce perché ora dovrebbe funzionare per le scuole: “Meglio affidarsi ai tavoli delle direzioni regionali scolastiche”. Da parte delle famiglie ma anche del personale scolastico c’è in questi giorni una preoccupazione fortissima: “Non ci sono dati sui contagi nelle scuola, li abbiamo chiesti molte volte ma, ad oggi, non c’è un quadro esatto dell’incidenza del virus sul personale – è sempre Somigli a parlare -. Pensiamo solo al tracciamento che non è stato mai realizzato. I tamponi salivari, ci sono o non ci sono? Si pensa veramente che il personale della scuola, perché non scende in strada a bruciare cassonetti, non debba essere ascoltato? Non è questione di pazienza o di volontà, è questione di azioni concrete che vanno fatte subito. Per l’Esame di Stato – conclude la numero uno della Uil Scuola – si può mantenere il protocollo già utilizzato lo scorso anno, che ha funzionato bene. Ma bisogna già guardare a settembre”.

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