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Sei razzi di Hamas verso Gerusalemme. Il movimento: “Raid d’Israele a Gaza hanno ucciso 9 persone, anche 3 bambini”. Tel Aviv: “Falso, errore dei terroristi”. Scontri tra palestinesi e polizia in città: oltre 300 feriti

Le Brigate Ezzedin al-Qassam, il braccio armato di Hamas, hanno rivendicato il lancio di sei razzi verso Gerusalemme. Uno di questi ha danneggiato un’abitazione nei sobborghi, mentre le sirene d’allarme suonano e le autorità stanno evacuando la città vecchia. Dall’organizzazione fanno sapere che “si è trattato di una risposta all’aggressione e ai crimini contro la Città Santa e alle prevaricazioni contro il nostro popolo nel rione di Sheikh Jarrah e nella moschea al-Aqsa. Questo è un messaggio che il nemico deve ben comprendere. Se voi continuerete, anche noi proseguiremo. Se vi fermerete, ci fermeremo”. E denunciano l’uccisione di nove persone, tra cui tre bambini, a Gaza a causa dei raid israeliani. Ma Tel Aviv smentisce: “Morti a causa di un lancio sbagliato dei terroristi”. Intanto il suono delle sirene antimissile riecheggia per tutta Gerusalemme e le forze dell’ordine hanno deciso di evacuare le persone al Muro del Pianto della Città Vecchia. Anche i deputati della Knesset, il Parlamento israeliano, hanno lasciato l’aula e il palazzo. “Abbiamo un indirizzo chiaro, questo è Hamas. Il gruppo pagherà un caro prezzo per le sue azioni. Risponderemo ferocemente”, ha minacciato il portavoce delle Forze della sicurezza israeliana, Hidai Zilberman.

Tutto mentre nella parte est della città continuano gli scontri tra manifestanti palestinesi, che da giorni si oppongono agli espropri per mano dei coloni israeliani nella zona est della Città Santa, e la polizia. Anche oggi si registrano nuovi incidenti proprio sulla Spianata delle Moschee, con lanci di pietre ai quali gli agenti stanno rispondendo con granate assordanti e proiettili di gomma. La Mezzaluna Rossa fa sapere che sono almeno 305 le persone rimaste ferite negli scontri, di cui 7 sono gravi.

Nonostante la massiccia presenza di agenti in tenuta antisommossa, dovuta alle violenze registrate nei giorni scorsi, gli scontri sono ripresi già dalle 8 del mattino, ora locale, con lancio di pietre dei manifestanti che hanno passato la notte nel complesso sacro della città. Offensiva alla quale i poliziotti hanno risposto con l’uso di granate assordanti e proiettili di gomma.

Dei 305 feriti, riferiscono i responsabili della Mezzaluna Rossa, 7 sono in condizioni gravi, mentre oltre 220 sono stati ricoverati in un ospedale di Gerusalemme Est o in un ospedale da campo allestito vicino al luogo delle proteste. L’ospedale al-Makassed di Gerusalemme est, riferiscono i media, ha proclamato lo stato di emergenza, mentre continuano ad affluire palestinesi feriti negli scontri con la polizia israeliana. Tra coloro che sono rimasti coinvolti negli scontri degli ultimi giorni, riferisce Unicef, ci sono anche molti bambini: “Negli ultimi due giorni, 29 bambini palestinesi sono stati feriti a Gerusalemme Est, anche nella Città vecchia e nel quartiere di Sheikh Jarrah. Otto minorenni palestinesi sono stati nel frattempo arrestati. Tra i feriti, anche un bambino di un anno. Alcuni bambini, che sono stati portati in ospedale per essere curati, avevano ferite alla testa e alla spina dorsale. L’Unicef ha ricevuto rapporti secondo cui alle ambulanze è stato impedito di arrivare sul posto per assistere ed evacuare i feriti e che una clinica in loco è stata colpita e perquisita”, hanno dichiarato Ted Chaiban, direttore regionale dell’Unicef per il Medioriente e il Nord Africa, e Lucia Elmi, rappresentante speciale dell’agenzia in Palestina.

Il capo della polizia israeliana, Kobi Shabtai, ha dato ordine agli agenti di respingere i manifestanti del luogo “con i mezzi di dispersione usati nelle dimostrazioni. Le forze di polizia e quelle di frontiera – si aggiunge in un comunicato ripreso dai media – sono ora impegnate a stroncare la violenza sul Monte del Tempio (o Spianata delle Moschee, ndr) e nelle altre aree della Città Vecchia”.

Il premier uscente, Benjamin Netanyahu, ha dichiarato che la battaglia in corso “per lo spirito di Gerusalemme” è “la lotta secolare tra tolleranza e intolleranza, fra violenza selvaggia e mantenimento di ordine e legge”. Ed è poi passato a difendere gli espropri e l’operato della polizia: “Elementi che ci vogliono espropriare dei nostri diritti ci spingono periodicamente ad erigerci con una posizione forte come sta facendo adesso la polizia che appoggiamo. Solo la sovranità israeliana consente la libertà di culto per tutti. Le immagini dei mass media mondiali – ha concluso – sono distorte e falsificano la situazione. La verità alla fine prevarrà”.

Ma l’Onu si schiera dalla parte del popolo palestinese, con il Segretario generale Antonio Guterres che ha “espresso la sua profonda preoccupazione per le continue violenze nella Gerusalemme est occupata, nonché per i possibili sgomberi di famiglie palestinesi dalle loro case nei quartieri di Sheikh Jarrah e Silwan“. In una nota del portavoce ha “esortato Israele a cessare le demolizioni e gli sfratti, in linea con i suoi obblighi ai sensi del diritto internazionale umanitario. Le autorità israeliane devono esercitare la massima moderazione e rispettare il diritto alla libertà di riunione pacifica”.

Hussein al-Sheikh, esponente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), su Twitter parla di “una aggressione criminale” da parte di Israele: “L’Anp – ha aggiunto – sta valutando tutte le possibilità per rispondere a questa aggressione criminale contro i luoghi santi e i residenti”. Intanto, il portavoce di Hamas, Sami Abu Zuhri, soffia sulle fiamme della rivolta incitando il popolo palestinese a insorgere e a unirsi ai manifestanti per opporsi agli espropri nei Territori Occupati. “Quanto avviene nella moschea al-Aqsa è una vera strage e un crimine di guerra. Facciamo appello al nostro popolo affinché scenda nelle strade ed affronti l’occupante”, ha detto. Così sono anche in corso preparativi per nuove manifestazioni lungo il confine tra la Striscia e Israele, con camion pieni di pneumatici da bruciare che si stanno già dirigendo verso la frontiera. Le gomme sono messe a disposizione dei manifestanti per essere bruciate impedendo così con il fumo la vista ai soldati israeliani dall’altra parte del reticolato di protezione.

E proprio dalla Striscia di Gaza, roccaforte del movimento, continua il lancio di razzi nel territorio israeliano. Sempre secondo la Radio Militare, sono stati tre, dopo quelli di ieri, i lanci: “Un razzo, a quanto pare, è stato intercettato da una batteria Iron Dome“, ha precisato. In precedenza le sirene di allarme erano risuonate a Sderot. Nella notte altri razzi sono stati sparati da Gaza e Israele ha reagito colpendo una postazione di Hamas. Anche le Brigate Al-Quds, l’ala armata del Jihad Islamico, ha annunciato di aver lanciato 30 razzi su Sderot.

In seguito a questi incidenti le forze di sicurezza di Tel Aviv hanno chiuso il valico di transito ad Erez e le zone di pesca di fronte a Gaza. Inoltre, l’esercito israeliano ha deciso il blocco di alcune strade e zone adiacenti alla barriera di sicurezza con Gaza e la cancellazione di tutti i treni tra Ashkelon e Beer Sheva. La decisione è stata motivata con “l’attuale situazione” per gli incidenti a Gerusalemme e le minacce di Hamas. Inoltre ai civili è stato chiesto “di evitare ogni fermata accanto alle strade e nelle aree adiacenti alla Striscia”. La città costiera di Ashkelon, non distante da Gaza, ha aperto tutti i rifugi pubblici antimissili: “Nonostante non abbiamo ricevuto una richiesta ufficiale in tal senso, abbiamo deciso di agire su questo tema con un surplus di precauzione”, ha detto Tomer Glam.

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