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Sfruttamento della prostituzione, gli indagati al giudice: “Credevamo che facessero solo massaggi”

Si sono difesi raccontando che pensavano che in quelle abitazioni affittate a donne straniere venissero praticati massaggi e non invece la prostituzione. Daniele Sciotti, 40enne di Latina, e la madre 67enne, hanno scelto di rispondere alle domande del giudice mentre il padre, Teodoro Sciotti anche lui 67enne, ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere. I tre sono stati raggiunto da un provvedimento cautelare – il primo è ai domiciliari, gli altri due agli obblighi –  per sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione ed estorsione nell’ambito dell’inchiesta ‘Tacchi a spillo’ condotta dalla Squadra mobile di Latina.

Questa mattina l’interrogatorio di garanzia da parte del giudice per le indagini preliminari Pierpaolo Bortone per tutti, assistiti dall’avvocato Oreste Palmieri. Madre e figlio hanno risposto alle domande spiegando di non sapere che quelle abitazioni date in affitto – complessivamente cinque tra Borgo Sabotino e la Litoranea, tutte sottoposte a sequestro preventivo –  fossero in realtà case di appuntamenti per le prostitute. “Pensavamo che facessero massaggi” hanno raccontato mentre il padre è rimasto in silenzio davanti al gip.

In realtà dall’indagine è emerso che oltre a farsi pagare dai 250 ai 500 euro per l’affitto gli9 indagati esigevano anche una percentuale sugli incassi per ciascun cliente.

A conclusione dell’interrogatorio la difesa ha chiesto la revoca degli obblighi soltanto per la donna.

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