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Sorelline violentate e filmate con la complicità dei genitori. L’imprenditore nega

“Finalmente ho potuto dire la mia verità”. Con queste parole si è espresso, dopo l’interrogatorio davanti ai giudici, l’imprenditore viterbese accusato di pedofilia insieme ai genitori delle presunte vittime. Le bambine, all’epoca dei fatti (maggio 2014), avevano 6 e 8 anni. Secondo l’accusa sarebbero state costrette a subire violenza con la complicità dei genitori. La coppia, una volta riavuto l’affidamento dei figli (le due bambine che in precedenza erano state trasferite in un centro di accoglienza e un figlio), ha fatto perdere le proprie tracce, tornando probabilmente nel Paese di origine, nell’est Europa.

Il processo a carico dell’imprenditore, titolare di un supermercato nel quale lavorava come dipendente il papà delle due bambine, è alle battute finali. La sentenza è attesa entro l’estate. Un processo difficile, sia per le accuse che per la ricostruzione dei fatti affidata anche alle dichiarazioni delle bimbe, ascoltate in ambiente protetto. I genitori, secondo la ricostruzione degli inquirenti, sarebbero stati complici degli abusi subiti dalle figlie, mentre il papà è anche imputato per maltrattamenti nei confronti del figlio e della moglie non vedente. Le due bambine, vestite da Cappuccetto Rosso, sarebbero state violentate e filmate all’interno di una casa alla presenza dei genitori, mentre l’imprenditore riprendeva la scena. La camera sarebbe stata individuata in un’abitazione dell’imprenditore. Eppure molte cose non quadrano ancora nella ricostruzione dei fatti. La macchina fotografica sequestrata all’imputato, sebbene corrisponda a quella descritta dalle bambine, non sarebbe stata trovata a casa dell’uomo ma in un magazzino. Inoltre non conterrebbe immagini di natura pedopornografica.

Dubbi anche sulla casa descritta dalle due sorelle, che avrebbero sì riconosciuto i luoghi, all’interno dei quali, tuttavia, non sarebbero emerse fotografie di alcun genere. A cominciare da foto che, secondo il loro racconto, le vedrebbe vestite da Cappuccetto Rosso. Pulito anche il computer dell’imprenditore passato al setaccio dai periti del tribunale. L’imputato, assistito dagli avvocati Noemi Palermo e Vincenzo Petroni, ha raccontato ai giudici la propria versione dei fatti. “La stessa che ho sempre sostenuto” ha tenuto a precisare lasciando il tribunale. “Riconoscimento discutibile”, hanno commentato gli legali riferendosi ai racconti delle bimbe a proposito dei luoghi nei quali sarebbero avvenute le violenze.

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