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Strozzavano i ristoratori poi li minacciavano di morte. “Prestiti al 250% di tasso d’interesse”

Prestiti di 45 mila euro che in pochi giorni schizzavano a 60 mila da restituire. Oppure 90 mila euro che lievitavano fino a 230 mila nel giro di poche settimane. E se i soldi non venivano dati indietro scattavano intimidazioni, minacce e violenze. E’ l’incubo vissuto negli ultimi mesi da una coppia di imprenditori di Viterbo che, a corto di denaro anche a causa della grave crisi economica scoppiata con la pandemia, avevano deciso di rivolgersi a cinque persone, quattro italiani e un albanese, arrestati ieri per usura e tentata estorsione.

L’operazione è scattata all’alba, condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale in collaborazione con le compagnie di Viterbo, Terni e Orvieto, al termine delle indagini coordinate dal procuratore capo di Viterbo Paolo Auriemma e dal pm Michele Adragna. A finire in carcere, in seguito all’ordinanza di custodia cautelare di oltre 250 pagine firmata dal gip Savina Poli, un uomo e una donna di Viterbo e un uomo di Soriano, mentre per un altro uomo di Castel Giorgio e un albanese residente a Terni sono scattati gli arresti domiciliari. L’esito dell’operazione è stato riportato ieri mattina, lunedì 26 aprile, in una conferenza stampa in Procura alla quale, oltre al procuratore capo Auriemma e al pm Adragna, hanno partecipato il comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Andrea Antonazzo, il tenente colonnello Guglielmo Trombetta, comandante del reparto operativo, e il maggiore Marcello Egidio, comandante del Nucleo investigativo dei carabinieri di Viterbo. “Le indagini sono scattate lo scorso mese di ottobre – ha spiegato Egidio -, quando una donna di Viterbo, imprenditrice nel campo della ristorazione e della vendita di prodotti ittici, esasperata per le continue intimidazioni subite, si è rivolta alla Procura denunciando di essere vittima, insieme al suo compagno, di usura e tentata estorsione da parte di un gruppo di persone residenti nelle province di Viterbo e Terni”.

Secondo quanto scoperto durante le indagini dai carabinieri, anche attraverso l’ausilio di intercettazioni telefoniche e ambientali, “l’imprenditore, per fare fronte alle gravi difficoltà economiche, derivanti non solo da vicende aziendali negative ma anche da problemi personali – si legge nella nota diffusa da Procura e carabinieri -, si era rivolto ad alcune persone ai quali aveva chiesto di finanziare alcune sue iniziative imprenditoriali per le quali si ipotizzavano lauti guadagni”. Queste persone, mettendosi insieme tra loro, avrebbero prestato diverse somme di denaro alla presunta vittima pretendendone la restituzione maggiorata di interessi esorbitanti. “Interessi che arrivavano fino al 250% – ha precisato il procuratore capo Auriemma -. Gli imprenditori sono stati anche minacciati e hanno subito violenze”. “Intimidazioni, minacce di morte o di violenza sessuale nei confronti delle vittime e dei familiari – ha aggiunto il maggiore Egidio -, ma anche aggressioni fisiche sul posto di lavoro, il furto di una Mercedes di grossa cilindrata e un altro tentativo ben più serio di aggressione fisica, risalente a gennaio, che siamo riusciti a scongiurare appena in tempo”.

“Le due vittime erano costrette a inventarsi diverse modalità di pagamento per restituire le somme di denaro che avevano ottenuto dagli arrestati”, ha aggiunto il tenente colonnello Trombetta. “Se non li avessimo fermati – ha detto poi il colonnello Antonazzo -, i cinque arrestati avrebbero potuto proseguire indisturbati nella loro attività criminale. Va detto, inoltre, che spesso le vittime di usura non sono coscienti, specie all’inizio, dei guai nei quali si vanno a cacciare, quando poi sono ormai entrati in un vortice che li ha stritolati per loro è impossibile, senza aiuto, venirne fuori”. “Il fenomeno dell’usura è in costante aumento, soprattutto in questo periodo storico – ha commentato infine Auriemma -, per questo chiedo ai cittadini di non avere paura, di denunciare, di rivolgersi alle forze di polizia”. 

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