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Talete, Genova: “Servono 300 milioni per salvarla”

Talete Gli uffici nella sede di via Romiti

Massimiliano Conti

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Il famoso finanziamento di Arera, per ammissione dello stesso amministratore unico della Talete, Salvatore Genova, è ormai una strada quasi sbarrata. La ricapitalizzazione della società che gestisce il servizio idrico, basta andarlo a chiedere a qualsiasi sindaco della provincia, è un’ipotesi lunare. La Regione Lazio per l’Ato debole viterbese, infatti, non ha mai mosso un dito, salvo spendere oltre 35 milioni di euro per dearsenificatori che ormai sono giunti quasi a fine vita e al tempo stesso buttare la croce della manutenzione (9 milioni di euro l’anno) addosso al gestore idrico viterbese. Quanto alle banche, si sa che gli istituti di credito non fanno beneficenza, soprattutto a società con i conti in profondo rosso. 

Ed ecco allora che, la terza via per salvare Talete dal fallimento indicata nell’ordine del giorno che è stato approvato lunedì scorso dall’assemblea dei soci, checché ne dicano i sindaci della Tuscia, diventa la prima e anche l’unica percorribile, ovvero l’ingresso di un socio privato, verosimilmente Acea, nel capitale della spa viterbese. Lo fa capire lo stesso Salvatore Genova, che si dice “molto rammaricato” dell’esito dell’assemblea dei soci di lunedì a Palazzo Gentili, soprattutto per il voto contrario espresso da alcuni sindaci, in particolare da un socio pesante come quello di Civita Castellana, Luca Giampieri, che rappresenta il secondo comune della provincia per numero di abitanti.

Per rimettere in carreggiata Talete, rivela il manager, servono 300 milioni di investimenti da qui al 2027. Né l’Arera (il finanziamento chiesto era da 40 milioni di euro) né un istituto di credito potranno mai fornire all’azienda idrica una somma così enorme, ma soltanto un privato, e nemmeno uno qualsiasi. Genova, per non mettere in difficoltà soci che devono rendere conto ai propri cittadini, si limita a dire che quella votata lunedì dall’assemblea “non è un’apertura al privato”, bensì “una richiesta di aiuto che sarà rivolta alle istituzioni, alle amministrazioni locali, agli istituti di credito o appunto partner privati. Non fa differenza”.

Ma seguendo il filo del ragionamento dell’amministratore unico, che ha ricevuto da 21 rappresentanti dei comuni e dal presidente della Provincia Pietro Nocchi un “mandato esplorativo omnicomprensivo” a trovare nuove risorse, si capisce che la strada che porta al superamento del carrozzone interamente pubblico è pressoché obbligata.

“Unico rammarico – sottolinea Genova in una nota – è quello di aver riscontrato come alcuni soci, pur avendo aderito al progetto di ricostruzione, alla fine si siano astenuti oppure abbiano espresso parere contrario. Il mandato esplorativo diventa così un primo passo verso il cambiamento di rotta quanto mai necessario per chiudere un capitolo e aprirne subito dopo un altro”.

Senza investimenti, dice Genova al “Corriere di Viterbo”, diventa anche impossibile accogliere nella società tutti quei comuni che ne sono ancora fuori e che vorrebbero entrare. Mancano le risorse infatti per prendersi in carico le reti idriche locali.

L’amministratore unico della Talete spera dunque che i sindaci della Tuscia non si lascino sedurre dalle sirene dell’acqua pubblica, ovvero dai comitati come “Non ce la beviamo”: “Sento parlare del referendum e della legge regionale numero 5. Ma ad entrambi non è mai stato dato un seguito dal punto di vista normativo e attuativo”.

Intanto a fare chiarezza sul reale stato dei conti di Talete sarà una nuova due diligence. Dall’assemblea di lunedì, infatti, Genova ha ricevuto mandato a procedere con l’affidamento dell’incarico.

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