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Talete, in vendita il 40% delle quote. Pubblicato il bando

Quasi 130 dipendenti per la gestione di oltre 120 mila utenze. Trentasette milioni annui di fatturato e quaranta di crediti incagliati; 55 dearsenificatori, la cui manutenzione costa 9 milioni l’anno, e 50 impianti per il trattamento delle acque reflue.  Un enorme carrozzone, la Talete, che adesso, per risolvere i problemi di liquidità che l’affliggono ed eseguire gli investimenti necessari per una rete idrica che fa acqua da tutte le parti, è stata ufficialmente messa sul mercato. Il nuovo amministratore delegato, Salvatore Genova, ha avviato infatti le procedure per l’individuazione di un soggetto privato a cui cedere il 40 per cento delle quote. Per presentare le manifestazione di interesse c’è tempo fino al 4 giugno.

Si concretizza così lo scenario che tanti – vedi i comitati per l’acqua pubblica – hanno cercato per anni di scongiurare, invocando il rispetto della legge 5/2014. La pubblicazione dell’avviso è la conseguenza della votazione avvenuta il 27 aprile con cui i sindaci hanno dato mandato a Genova di esplorare tutte le strade percorribili per la ricapitalizzazione della società. Si era detto (parola dei primi cittadini che avevano votato sì all’ordine del giorno presentato dall’amministratore) che prima di arrivare a questo punto, spacciato come soluzione estrema al problema, si sarebbero verificate altre opzioni: in particolare, la possibilità di chiedere finanziamenti alla Regione in ragione della debolezza dell’Ato della provincia di Viterbo gravato dall’arsenico; e il ritorno a bussare ad Arera per farsi concedere un prestito. Evidentemente, le cose non stavano così. Oppure i sindaci non le hanno capite, o magari hanno finta di non capirle.

La velocità con cui è stato pubblicato l’avviso, dimostrazione della mancata presa in considerazione degli altri scenari, non è sfuggita al Comitato non ce la beviamo, che contesta l’assenza, addirittura, del verbale che avrebbe dovuto concedere a Genova l’autorizzazione a mettersi alla ricerca del socio privato: “E’ una grave omissione – si legge in un comunicato -. Possiamo capire che i sindaci e il presidente della Provincia, che hanno votato questa privatizzazione alla vigilia delle amministrative, non vogliano comparire, ma è un obbligo istituzionale e noi pretendiamo i nomi”. E inoltre: “Come ha fatto l’amministratore a dichiarare che non si sono trovati fondi pubblici dal 27 aprile ad oggi? Vogliamo vedere le carte. Ha scritto a ministero e Regione, e soprattutto ha avuto risposte?”.

Stoccate anche all’indirizzo dell’assessore regionale del M5S Roberta Lombardi, che fino a pochi giorni fa rivendicava il diritto dei cittadini ad avere l’acqua pubblica: “La Lombardi cosa dice? Lei che aveva dichiarato di mettere a disposizione fondi per la dearsenificazione e che era a favore della legge 5/2014?”. 

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