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Tatuaggiomania, ma 1 su 4 si pente

Tatoo e rischi in tempo di Covid

Sette milioni di italiani sono tatuati, le donne più degli uomini.

Una moda che ha contagiato anche gli under 16 disposti a ore di sedute pur di sfoggiare tatoo old school , realistici, tribali o lettering. Il dato è preoccupante  visto che i tatuaggi si possono eseguire solo dai 16 anni in poi e sempre  con una liberatoria scritta dei genitori.

Ma la notizia è che una persona tatuata  su quattro sembra pentirsi della scelta fatta. La ‘marcia indietro’ non è una scelta facile in un settore che, specialmente a causa delle chiusure dell’emergenza Covid, ha visto dilagare l’abusivismo, con aumentati rischi sanitari.

Gli operatori del settore lanciano un appello ad un progetto di legge che regolamenti tutto il settore e la richiesta di una formazione adeguata per poter esercitare la professione di tatuatore.

L’allarme è legato alle diagnosi di melanoma, tumore particolarmente aggressivo, difficilmente diagnosticabile  sulla pelle ricoperta dai tatuaggi, per la difficoltà di individuare o valutare il neo sospetto.

Ma  la pratica del tatuaggio comporta anche altri rischi: il 3,3% dei tatuati ha, infatti, avuto una complicanza più o meno importante, percentuale che sale al 6,6% in caso predominino gli inchiostri rossi o gialli.

Il tatuaggio è una moda che ha contagiato il 20% della popolazione europea, pari a oltre 60 milioni di persone.

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