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Terapia domiciliare Covid, i medici del Comitato scendono in piazza e insistono: «Tachipirina e vigile attesa è un errore»

«Ma lei con la febbre a 39 o con una sospetta polmonite resterebbe in vigile attesa?». È spiazzante la domanda che mi pone il dottor Nino Pignataro, urologo e medico di medicina generale che da mesi è impegnato sul fronte delle cure domiciliari per il Covid-19. Fa parte di quella schiera di medici che ritiene profondamente sbagliato il metodo “tachipirina e vigile attesa” che tuttora è l’indicazione principale del Ministero della Salute per gestire il paziente Covid a casa.

Dopo la pronuncia del Consiglio di Stato, che ha ribaltato una sentenza del Tar che aveva sospeso le Linee Guida del Ministero, i medici riuniti nel Comitato Cura Domiciliare Covid-19 presieduto dall’avvocato Erich Grimaldi hanno deciso di scendere in piazza l’8 maggio alle 14.30 nello scenario simbolico di Piazza del Popolo a Roma. In quella che hanno definito una “conferenza nazionale” racconteranno la loro esperienza e spiegheranno l’importanza di un approccio domiciliare precoce, secondo la loro esperienza. I cittadini che sono stati curati dai professionisti del gruppo porteranno in piazza la testimonianza di quanto questo approccio abbia fatto la differenza. E chiederanno al Ministro Speranza di coinvolgere i medici impegnati sul campo nella redazione di protocolli di cura domiciliare.

«La tachipirina non ha nessun effetto antinfiammatorio e la vigile attesa consente al virus di svilupparsi senza freni. Il nostro obiettivo è bloccare la patologia ai suoi esordi», ripete quasi come un mantra Pignataro.

Il metodo è semplice: ai pazienti asintomatici nessuna prescrizione se non qualche integratore, ai pazienti paucisintomatici antinfiammatori. «Dopo una prima fase viremica in cui il virus si moltiplica al quinto-sesto giorno arriva questa fase infiammatoria, la tempesta citochinica. Noi proviamo a prevenirla. Io ho curato 350-400 pazienti e ho avuto solo 4-5 ospedalizzati», racconta Pignataro.

La sentenza dei giudici amministrativi pone un freno all’attività di questo gruppo di medici, ma fino a un certo punto dato che il Consiglio di Stato ha precisato che la nota AIFA oggetto della sospensiva non pregiudica l’autonomia dei medici nella prescrizione della terapia ritenuta più opportuna. «Ogni medico agisce in scienza e coscienza, abbiamo una certa libertà di azione – ricorda Pignataro -. Il Ministero dà delle linee guida ma non bisogna per forza attenersi a queste. È logico che se qualcuno mi denuncia devo spiegare perché ho agito diversamente dalle linee guida. Oggi abbiamo 122mila morti e certamente tachipirina e vigile attesa non è una indicazione che ha aiutato».

Pignataro oggi è un medico in pensione, ha una lunga esperienza sul campo maturata, con tanti anni passati in prima linea al 118 di Como. Oggi è un paziente oncologico ma non rinuncia alla battaglia sulle terapie domiciliari.

«Tutte queste virostar – conclude Pignataro – dovrebbero dirci perché non hanno preso in considerazione il lavoro di questi medici. Noi non ci siamo inventati niente. Curo la polmonite interstiziale come la curavo in epoca pre Covid. L’unica differenza è che ora mi avvalgo di un saturimetro. Se il saturimetro scendo sotto 95, so che quel paziente ha la polmonite. Dobbiamo essere più veloci della diagnosi. Quindi sì, farò di tutto per essere in piazza».

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