violenza-sessuale-su-ragazzine.-pena-ridotta-al-pakistano:-5-anni

Violenza sessuale su ragazzine. pena ridotta al pakistano: 5 anni

Le immagini della videosorveglianza

Valeria Terranova

  • a
  • a
  • a

E’ stata ridotta a 5 anni in Appello la condanna inflitta al 35enne pakistano accusato di violenza sessuale aggravata nei confronti di 6 giovanissime, tutte tra gli 8 e 16 anni. Nello scorso novembre l’imputato era stato condannato con l’abbreviato a 6 anni e mezzo di reclusione dal gup Savina Poli. La sentenza di primo grado stabilì a carico dell’ex bracciante agricolo l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e una provvisionale di 5 mila euro in favore dell’unica vittima costituitasi parte civile, assistita dall’avvocato Loretta Fanelli, somma che è stata confermata dal verdetto emesso in questa seconda fase.

I fatti risalgono alla primavera e all’estate del 2019 e sarebbero avvenuti in pieno centro città. Quattro bambine, in giorni diversi, sarebbero state adescate e avvicinate dal 35enne che avrebbe tentato di palpeggiarle e svestirle, ma fortunatamente tutte e quattro riuscirono a divincolarsi e a scappare. Le indagini condotte dalla polizia e coordinate dal pm Chiara Capezzuto, consentirono agli inquirenti di risalire all’identità dell’uomo, grazie all’incrocio tra le testimonianze fornite dalle vittime e ai filmati tratti dalle telecamere di sorveglianza dislocate tra piazza della Rocca e San Faustino, e ad arrestarlo. In un arco temporale ristrettissimo, il pakistano finì in manette due volte: a giugno e a ottobre 2019, ma nel frattempo a luglio dello stesso anno fu rimesso in libertà, in quanto non era stato riconosciuto da alcune ragazzine in sede di incidente probatorio, le quali anche in quel frangente ribadirono la loro versione sugli approcci sessuali intentati dal bracciante.

Successivamente, alle accuse mosse dalle prime vittime, si unirono quelle di altre due 16enni e da quanto emerse nel corso delle indagini al 35enne vennero ricondotti altri due episodi avvenuti nel 2018 e a settembre 2019 che portarono al nuovo arresto. I legali del giovane, di recente trasferito dal carcere di Mammagialla a Rebibbia, dall’inizio della vicenda processuale, sostennero l’estraneità del ragazzo ai fatti e ritennero che il processo fosse stato condizionato dalle modalità relative allo svolgimento delle investigazioni e all’ascolto delle minori. “La sentenza di primo grado era sproporzionata – hanno affermato i difensori, gli avvocati Marina Bernini e Samuele De Santis -. Prossimamente la Cassazione dovrà fare chiarezza sulla legittimità delle indagini per il modo in cui vennero impostate e portate avanti in violazione di ogni controllo, in special modo per quanto riguarda l’audizione delle minorenni”. 

Related Posts