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Volatilizzate quantità rilevanti di legna da ardere. Segno, anche questo, della “fame” diffusa di combustibile per il riscaldamento. Autunno: periodo deputato alla potatura delle piante e all’abbattimento di alberi per necessità varie. Stando a quanto dichiarato da alcuni agricoltori, cataste gigantesche di legna già tagliata sono state trafugate. Di solito, infatti, i resti della potatura sono lasciati nei fondi e disposti in cumuli, in attesa di essere trasportati in rimesse apposite.
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Da qualche anno, di recente in particolare, non è evenienza rara che quei mucchi siano sottratti, specialmente se siano depositati in contrade relativamente periferiche del territorio del paese. Gli aumenti spropositati dei costi dei combustibili stimolano il ricorso a ruberie, quali quelle accennate. Si riscontrano, inoltre, anche difficoltà a reperire gusci di nocciole, con i quali alimentare stufe e impianti di riscaldamento.
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Per i motivi riportati, la legna rimane una fonte di energia abbastanza disponibile, anche se il prezzo è aumentato sensibilmente. Tornati in funzione, infatti, anche i camini e le stufe “della nonna”, dimenticati per decenni. Si assiste, insomma, ad una corsa spasmodica a reperire combustibile a chilometro zero, considerati i costi proibitivi di gas e prodotti petroliferi. Tornando ai furti nelle campagne, gli agricoltori hanno dichiarato che è d’obbligo rimettere la legna in locali sicuri, appena effettuato il taglio.
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