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Carenza infermieri: alla Mostra di Venezia il docufilm “Il buon lavoro che c’è” e l’appello di AIOP

Dario Beretta, presidente dell’Associazione Italiana Ospedalità Privata: «In Italia le richieste di iscrizioni alla facoltà di scienze infermieristiche sono quasi inferiori alla domanda. Basta retaggi falsi e fuorvianti, oggi l’infermiere è figura di supporto indispensabile all’attività del medico»

Erika, infermiera, e Myriam, studentessa del corso di laurea in scienze infermieristiche, sono tra le protagoniste del docufilm “Il buon lavoro che c’è”, prodotto da Skill Group e presentato alla 79° mostra del Cinema di Venezia. Uno spaccato sul mondo delle professioni sanitarie che oggi sta affrontando un cambiamento, ma anche una profonda crisi come evidenzia Dario Beretta, presidente di AIOP Lombardia.

«Oggi in Italia le richieste di iscrizione ai corsi di laurea delle facoltà di scienze infermieristiche sono quasi inferiori ai posti disponibili», sottolinea il Presidente lombardo dell’Associazione Italiana Ospedalità Privata nel commentare le statistiche di una crisi profonda che investe tutto il mondo della Sanità. Le ragioni però sono differenti, perché se è vero che all’appello manca il 47% dei medici, il 42% degli infermieri e il 38% di altri professionisti sanitari a fronte di un fabbisogno occupazionale che tra il 2022 e il 2026 – secondo le stime di Union Camere e Anpal – sarà di 44 mila unità all’anno, molto diversa è la situazione all’interno dei singoli corsi di laurea.

Infermiere più specializzato, ma manca la vocazione

«Per medicina, fisioterapia o radiologia c’è sempre molta richiesta – spiega -, mentre invece pochi sono i giovani che scelgono di diventare infermieri». Stipendi bassi e turni pesanti sono le ragioni principali di una carenza significativa di vocazione infermieristica, ma oggi la professione sta cambiando e per Beretta certi retaggi del passato falsi e fuorvianti vanno cancellati. «A mettere un freno alle iscrizioni c’è ancora la convinzione che l’infermiere si debba occupare dell’igiene del paziente – racconta Beretta- ma non è più così. Oggi è una figura di supporto indispensabile per il medico. Ormai in sanità si va verso una informatizzazione completa e chi si occuperà della cartella elettronica sarà proprio l’infermiere che dovrà anche misurarsi con la raccolta di tutti quei dati indispensabili per il Servizio Sanitario Nazionale e per la ricerca».

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