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Giornata vittime Covid, Fnopi: «Investire sul capitale umano»

Nella Giornata nazionale per le vittime del Covid il pensiero degli infermieri va agli oltre 187mila morti in Italia. La Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche ricorda, in questa occasione, anche i 90 colleghi che hanno dato la vita sul luogo di lavoro ed esprime solidarietà ai numerosi contagiati: oltre 390mila da inizio pandemia, tra infezioni e reinfezioni. Gli operatori sanitari che hanno contratto il virus sono saliti quasi a 480mila, di cui l’82% infermieri, secondo l’INAIL.

Il burnout tra chi ha contratto il virus

Spicca anche una situazione grave di burnout che il Covid ha provocato tra chi ha contratto il virus. Secondo una ricerca dell’università di Bari, ansia e incapacità di fronteggiare lo stress sono aumentate notevolmente. Il 71,4% degli operatori intervistati ha affermato di soffrire di disturbi del sonno, il 33,2% di ansia moderata e il 50,6% di avere una bassa capacità di fronteggiare lo stress, con ovvie conseguenze negative anche sugli assistiti.

Per supportare gli infermieri vittime del Covid e le loro famiglie, i colleghi contagiati e con problematiche come il burnout, la FNOPI ha istituito da aprile 2020 un fondo di solidarietà: #NoiConGliInfermieri ha superato quota 6 milioni di euro di cui oltre 5 sono già stati assegnati a migliaia di beneficiari.

«Questa Giornata ci ricorda come l’emergenza Covid sia una lezione complessiva e permanente su cui costruire le politiche sanitarie dei prossimi anni. La sanità deve essere riformata, a partire dal personale. Un principio che si è mostrato in tutta la sua evidenza nei giorni più drammatici della pandemia.Purtroppo, ora il rischio è ci si ritrovi al punto di partenza, senza considerare adeguatamente il capitale umano», dichiara la presidente della FNOPI, Barbara Mangiacavalli.

«Si tratta di una questione sollevata in questi giorni dal Ministro della Salute Schillaci – continua – e che si pone come lo snodo del futuro. Durante il Covid, infermieri e operatori sanitari sono stati celebrati da tutti: oggi troppo spesso tornano a essere in un cono d’ombra. Bisogna disinnescare questo rischio, a partire da nuovi investimenti e dalla revisione dei modelli organizzativi. L’idea deve essere quella di definire una nuova assistenza territoriale e di prossimità, decongestionando gli ospedali. Credo che un cambio di passo da parte di tutti sia il modo migliore per ricordare le vittime del Covid».

Il problema dei no vax

Oltre gli effetti diretti della pandemia, poi, gli Ordini provinciali si sono fatti carico della gestione di una dialettica ideologica forte all’interno della professione, pagandone lo scotto in termini di ricorsi, denunce, per non parlare di intimidazioni e atti vandalici che, seppur perpetrati da una esigua minoranza di popolazione avversa alla campagna vaccinale, hanno tracciato ferite profonde.

«La pandemia ha evidenziato le difficoltà a garantire l’esigibilità della salute per tutti, così come definita dalla nostra Costituzione – conclude Mangiacavalli – ma nonostante questo, grazie alle sue donne e ai suoi uomini, il SSN ha continuato a fare la propria parte per garantire il diritto alla salute. Prima di ogni azione, prima di ogni intervento, prima di ogni diagnosi, prima di ogni terapia, prima di ogni atto, i nostri operatori sanitari e sociali tutti, hanno lottato per il diritto alla salute.  Diritto che deve restare l’unico e solo faro di tutte le scelte di organizzazione programmazione dell’assistenza, anche nel rispetto dovuto a chi finora ha perso la vita nella pandemia e a chi ha cercato di non lasciare solo mai nessuno».

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