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Insultano la madre e lui reagisce: 13enne massacrato di botte

Una banale lite tra ragazzini. Poi una parola di troppo, quella frase che a nessuna età viene tollerata, men che mai da adolescente. “Hanno insultato mia madre, definendola p****a. Ho risposto a tono e per questo mi hanno massacrato di botte”.

Luca, nome di fantasia, è ancora sotto shock. Ha riportato una frattura occipitale, ne avrà per altri 30 giorni, nonostante ne siano passati già 3 da quando è successo il fatto. Un ragazzo, molto più grande di lui, gli ha preso la testa e, non contento delle prime botte, lo ha sbattuto ripetutamente contro un’inferriata. Tutto sotto gli occhi degli altri adolescenti.

I fatti

Tutto inizia sabato 10 settembre, a Bracciano, nel campo sportivo. Luca, 13 anni appena, è con due suoi amici, si sta preparando per iniziare la partitella. Ma prima di entrare nel rettangolo verde gli si avvicina un suo coetaneo. Luca lo conosce di vista, ha avuto con lui un diverbio il giorno precedente.

È accompagnato da altri ragazzi. Cominciano a insultarlo, ma Luca decide di ignorarli. Resta seduto sulla panchina dove era in precedenza e non parla, fino a quando uno di loro non se la prende con la madre di Luca. “Non potevo tollerare che insultassero anche lei, che è una persona splendida. Istintivamente mi sono alzato e ho risposto: ‘come la tua’. Ma evidentemente questa risposta non è piaciuta”, racconta.

Infatti uno dei ragazzi del gruppo, il più grande di tutti (apparentemente maggiorenne, ma questo dovrà essere appurato dalle forze dell’ordine) si avvicina sempre di più. Con l’aria minacciosa si fa avanti, mentre Luca cerca di farsi schermo con le mani per respingerlo.

Le prime botte

Ma il ragazzo, fomentato, dapprima lo spinge, facendolo ricadere sulla panchina. Poi gli tira due pugni sulla tempia. Il gruppetto si allontana, ma al campetto resta il ragazzino che il giorno prima aveva discusso con Luca. Senza pensarci, Luca esclama: “Che co***ne, picchiare un ragazzo molto più piccolo di lui!”

L’altro lo sente, non ci pensa due volte, prende il cellulare e dice la frase: “Vieni, che ti ha insultato”.

La seconda aggressione

Il ragazzo più grande torna, stavolta intenzionato a fare del male. Punta Luca. Lo afferra per il collo. Poi inizia a sbattergli la testa contro la recinzione metallica del campo da gioco. Il 13enne è terrorizzato, ma il ragazzo, per essere sicuro che non parli, lo minaccia.

Gli dice di stare zitto e di non denunciare, altrimenti gliel’avrebbe fatta pagare. Lo sguardo è di puro odio e Luca sa che le sue parole contengono la verità.

Va a casa e i familiari, vedendolo malridotto, lo portano, sabato stesso, in ospedale a Bracciano. Ma lui, memore delle minacce, si impunta, dice di stare bene anche se non si regge in piedi e, con la testardaggine di quell’età, convince i familiari ad andare via dopo l’accettazione già fatta al pronto soccorso.

30 giorni di prognosi

Ma la notte Luca non si sente bene. E la domenica i familiari decidono di portarlo nuovamente in ospedale. Solo che lì vengono informati che la Tac non funziona e che probabilmente il ragazzo dovrà essere trasferito al nosocomio di Civitavecchia. Luca non vuole e anche questa volta va via. La speranza è che sia un malessere passeggero, in modo da poter tenere tutto nascosto. L’eco delle minacce risuona ancora nelle sue orecchie. Non vuole essere picchiato di nuovo.

Ma il malessere non passa. Il 13enne inizia a vomitare e ad avere forte mal di testa. Invece di stare meglio, come sperava, sta sempre peggio. Ormai è lunedì e Luca viene portato all’ospedale Bambino Gesù di Palidoro. Sta talmente male che rimette anche davanti all’ingresso del pronto soccorso.

I medici, dopo tutti gli accertamenti, gli riscontrano la frattura dell’osso occipitale, ovvero della parte bassa del cranio, quasi a livello della nuca, nella porzione postero-inferiore del cranio. I medici gli danno una prognosi di 30 giorni. La denuncia, a questo punto, è d’obbligo.

L’intervento dei Carabinieri

Sulla vicenda stanno indagando i Carabinieri della Stazione di Bracciano, che ora dovranno individuare il protagonista dell’aggressione. Per lui pende l’accusa di lesioni gravi in danno di minore. C’è da capire il ruolo dell’altro ragazzino, che ha avvertito l’aggressore: sicuramente non è imputabile, ma è una figura chiave per risalire all’identità di chi ha aggredito, per due volte nel giro di un quarto d’ora, un bambino di 13 anni, rischiando di fare danni irreversibili.

C’è da sottolineare poi il fatto che, ancora una volta, un’aggressione a minori avviene in pieno giorno, in un luogo considerato sicuro. Un campo di calcio. Un posto dove i genitori mandano tranquillamente i propri figli ad allenarsi e a giocare. 

“Non vogliamo vendetta”, dicono i familiari. “Solo giustizia. Trovare chi ha aggredito Luca, per evitare che lo faccia ancora. Lui adesso ha paura, non può vivere così. Deve poter stare tranquillo e noi con lui. E per farlo, serve che questo ragazzo venga individuato e che chi di dovere ci parli”.

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