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Santa Rosa Viterbo, referente Unesco: “Ok la sicurezza ma salvaguardare la tradizione”

La responsabile del Progetto Unesco e referente dell’Elemento, Patrizia Nardi e il Presidente di Gramas, l’associazione delle comunità della Rete, Luca De Risi, tornano sulla festa di Santa Rosa: “Ci sono dei temi essenziali, strettamente legati al dettato della Convenzione Unesco 2003, alle sue direttive operative e alle raccomandazioni, che regolano e indirizzano gli elementi come la Rete delle grandi Macchine a spalla italiane, di cui il Trasporto della Macchina di Santa Rosa è parte integrante. Tra questi, il valore e il significato fondante, centrale, della comunità, che va riconosciuto e che deve essere rispettato. E’ una condizione sine qua non dell’esistenza stessa di un patrimonio culturale immateriale; così come è una condizione sine qua non per avviare una candidatura, per ricevere e per mantenere un riconoscimento Unesco”, dice Patrizia Nardi. “Non esiste patrimonio senza la sua comunità e le feste della Rete delle Macchine, modello e fonte d’ispirazione per l’Unesco, ne sono esempio emblematico: il riconoscimento è andato, oltre che al modello “rete” come Best practice, all’elemento feste nella sua complessità immateriale e materiale e alle comunità che ne assicurarono la vitalità e la trasmissione alle giovani generazioni. Da secoli. Le comunità della Rete sono comunità Patrimonio Unesco e i loro componenti sono detentori e portatori d’interesse del patrimonio che rappresentano. I Facchini di Santa Rosa sono una comunità che è Patrimonio dell’Umanità e sanno che è loro responsabilità salvaguardare la tradizione”.

Facchini a passo di record dalla mossa al Comune. Trasporto in 2 ore e 52 minuti

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“La meraviglia del Trasporto, immutata, è stata quest’anno ombreggiata dalla conflittualità che ha coinvolto diversi soggetti sul tema delle scelte relative al Piano di sicurezza e alla partecipazione contingentata della “città” secondo le norme del Decreto Gabrielli. Conflittualità culminata in un prevedibile duro intervento da parte dei Facchini al Teatro dell’Unione, seguito da un’improbabile esternazione da parte di un componente dell’assise cittadina, subito rientrata, che ha colpito però tutti per i toni offensivi alla comunità del Sodalizio e ai suoi componenti. I Facchini non sono una lobby e lo sappiamo. Un corto circuito inatteso probabilmente anche legato alla tensione del primo trasporto dopo il Covid, che ha creato uno stato di sospensione e mortificato la coralità, la condivisione, il rispetto, la solidarietà che da sempre registro a Viterbo come componenti fondamentali e vive della città oltre che di tutti questi patrimoni, i quali si fondano essenzialmente sulla relazione tra le persone. Una riflessione che possa aiutare a superare, costruttivamente, la difficoltà di relazione che si è venuta a creare tra soggetti che invece devono camminare all’unisono mi sembra quanto mai necessaria e mi incoraggia che le parti coinvolte abbiano espresso disponibilità immediata in tal senso. Recepire che in un contesto di Patrimonio dell’Umanità non si debbano creare le condizioni che l’UNESCO annovera tra le criticità gravi – la strumentalizzazione dell’elemento, la sua decontestualizzazione e la commercializzazione a scopo di lucro- non è scontato. La salvaguardia è qualcosa che si costruisce ogni giorno, insieme ai processi di consapevolezza. Sarà utile e opportuno pensare a tavoli tecnici permanenti, anche alla luce della necessaria armonizzazione tra le esigenze della tradizione e le normative del nostro contemporaneo, tavoli che coinvolgano le comunità dalle quali non si può prescindere, soprattutto quando si devono assumere decisioni che vanno ad impattare sulla natura dell’elemento: la partecipazione collettiva, corale, è uno dei fondamenti di questa tipologia patrimoniale ed è stata una peculiarità che ha contribuito a far ottenere il riconoscimento. Confido molto sull’azione dei soggetti istituzionali territoriali, che hanno una funzione importante di “sostegno” alla salvaguardia, così come espresso negli atti del Libero consenso informato che è parte integrante del dossier di candidatura. Confido molto nelle sinergie, che hanno fatto sì che queste straordinarie espressioni della cultura della tradizione mediterranea siano potute arrivare fino a noi in tutto il loro splendore, pronte per essere trasmesse alle generazioni che verranno. Continuiamo a camminare, abbiamo tanta strada ancora da fare e tante cose da dire a noi stessi e all’umanità intera”.

L'ordine di chiudere le vie arrivato dalla Prefettura alla vigilia del Trasporto

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Luca De Risi, Presidente di Gramas, ha aggiunto: “Le comunità di un patrimonio immateriale hanno sempre avuto e naturalmente hanno oggi un valore pregnante di fondamentale importanza. Perché senza le comunità non ci sarebbero le nostre Feste. Da sempre lavoriamo per coinvolgere tutte le componenti, comunità, associazioni ed istituzioni per condividere la bellezza delle feste ma anche per far sì che si abbia un quadro chiaro delle problematiche e delle criticità che solo insieme, svolgendo ognuno il proprio ruolo, possono essere superate. Le problematiche emerse ed evidenziate quest’anno a Viterbo, ci fanno pensare che la comunità dei Facchini abbia operato in difesa, più che in attacco. Ci ha sorpresi qualche esternazione di amministratori che è sembrata fuori contesto e fuori luogo e che non ha giovato a rasserenare gli animi. Grazie al meraviglioso lavoro dei Facchini di Santa Rosa, che conosciamo bene perché è lo stesso lavoro che facciamo noi sotto le nostre Macchine da secoli, non ci sono stati momenti di pericolo ed il Trasporto è stato eseguito alla perfezione dopo due anni di stop forzato. La tutela, la salvaguardia e il decoro delle nostre Feste millenarie ci stanno molto a cuore, perché sappiamo bene che questo è l’unico modo per preservarle e per farle vivere per sempre. E noi continueremo a lavorare per questo, mettendoci a disposizione di tutti”.

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