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Roma, docente usa nomignoli per identificare i ragazzi, i genitori: “razzismo e body shaming sugli studenti”

Roma. Sui registri, vicino ai nomi e ai cognomi dei ragazzi il docente avrebbe scritto tutta una serie di soprannomi basati sulle loro origini etniche o caratteristiche fisiche. Al centro della vicenda un supplente di italiano e storia presso una scuola superiore della Capitale che, vuoi per derisione oppure per meglio aiutarsi nel ricordare i nomi dei propri studenti, ha aggiunto una serie di nomignoli ai ragazzi. A riportare la notizia Repubblica.

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Gli epiteti sul registro e le opinioni dei genitori 

I fatti presso l’istituto Galileo di Roma, scuola superiore sita tra la zona dell’Esquilino e San Giovanni. “Tunisino piccolino”, “cinesino isterico”, o ancora, “l’orso Baloo scansafatiche polemico”, “quello che non studia mai”, il “chiacchierone polemico”, questi alcuni dei nomignoli utilizzati dal professore. Quest’ultimo, è un docente chiamato per sostituire una collega in aspettativa e che si è trovato a gestire più classi insieme. Dunque, per meglio identificare gli alunni ha deciso di fare ricorso alla serie di epiteti pocanzi menzionati. Tuttavia, la cosa è venuta a galla, non mancando di dar luogo a controverse opinioni. Infatti se tra i genitori una parte accusa il professore di razzismo e di body shaming, l’altra lo difende per via delle particolare dedizione da lui mostrata. I genitori che si schierano a favore del docente sostengono inoltre che ‘si è sempre comportato bene e alcuni suoi studenti maleducati non permettono lo svolgimento delle lezioni. La maggior parte dei genitori si schiera contro di lui solo per mandarlo via’. 

Il procedimento disciplinare 

Al netto dei contrastanti pareri, le lamentele sono poi arrivate alla Dirigente Scolastica che, al fine di fare chiarezza sulla vicenda, ha convocato un procedimento disciplinare. Nei prossimi giorni verranno, inoltre, ascoltate anche le famiglie dei ragazzi e lo stesso professore il quale potrebbe anche rischiare una denuncia per violazione della privacy dal momento che alcuni studenti nel fotografare i registri finiti al centro della vicenda avrebbero ottenuto anche i dati sensibili dei loro compagni. 

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