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Sarri, il gioco e l’anima: così ha riacceso la passione della Lazio

ROMA – Sembra nato laziale, Maurizio Sarri. L’idolo dell’Olimpico, di nuovo in amore. Il Comandante di un popolo e di una curva abituata a contrastare il potere. Non è stato casuale, due giorni fa, il richiamo allo scudetto Duemila nel comunicato degli Ultras. La Juve crollò a Perugia, dopo il diluvio universale e una settimana in cui venne organizzata una manifestazione di protesta davanti agli uffici federali di via Allegri per contestare l’arbitro De Santis e il gol annullato a Fabio Cannavaro, all’epoca difensore del Parma, nella partita con i bianconeri alla penultima giornata. Tutta la Lazio, Roberto Mancini in testa, oggi ct, scesero in campo e organizzarono una serie di interventi in sala stampa per tenere desta l’attenzione e protestare, sollevando l’eco mediatica. Già nella stagione precedente era stato scippato uno scudetto ai biancocelesti di Eriksson e Cragnotti. Altri tempi, personaggi diversi, un calcio differente.

Anima Lazio

Nella Lazio di Sarri, però, c’è lo stesso tipo di seme. Soffia un’aria nuova. Un entusiasmo rinato anche fuori dal campo. L’idea di un progetto triennale da portare avanti a Formello, facendo crescere il talento un po’ alla volta. Plasmando i calciatori, migliorandoli, garantendo un valore aggiunto attraverso il gioco. La Grande Bellezza vista in un primo tempo da favola con il Feyenoord, ma anche nell’interpretazione memorabile con l’Inter. Ha un’anima la Lazio. E’ tosta, riconoscibile. Difficile da battere quando riesce a tenere il campo e la fase difensiva con la stessa applicazione per 90 minuti. Se ne sono accorti i mostri del Napoli, costretti a sbattere sul muro sino all’inizio della ripresa. Non ci fosse stata la Lazio compatta di oggi, sarebbe finita tanti a pochi e con un passivo più umiliante di quello a cui è stato sottoposto in Champions il Liverpool di Klopp. Quella scambiata per una brutta prova, era stata invece la conferma dello spessore dell’attuale gruppo. Con alcuni limiti, ovvio, e altrettante criticità in un paio di ruoli. Ma totalmente attratto e proiettato verso una stagione fantastica su tre fronti.

Lazio, buona la prima in Europa League: è 4-2 al Feyenoord

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Lazio, il simbolo

Se ne sono accorti i tifosi, pronti a ripopolare l’Olimpico con un solo uomo al comando: Sarri. L’allenatore, l’interprete di una fede calcistica e di un credo tattico che dopo un anno di apprendistato ha conquistato in profondità Lotito, lo spogliatoio e ora anche la gente. i numeri. Non sono pochi 23 mila spettatori per il debutto nel girone di Europa League in una serata feriale e dentro una crisi sociale ed economica senza precedenti. Non tante volte, nelle ultime stagioni, la Lazio era stata così seguita nelle Coppe. Il record del torneo risale a quattro anni fa con il Salisburgo, ma era l’andata dei quarti di finale e Inzaghi credeva di poter arrivare in fondo. Oggi c’è un’altra spinta popolare, forse provocata anche dal ritorno negli stadi dopo la pandemia e dalla campagna abbonamenti, almeno in Serie A (la Lazio non ne ha fatti per l’Europa). Erano 42 mila il 14 agosto per il via in campionato con il Bologna. “Solo” 36 mila con il Napoli per le restrizioni e una prevendita scattata appena tre o quattro giorni prima dell’evento. Gli abbonamenti sono circa 25 mila. E sino a ieri pomeriggio, per il Verona, erano stati venduti circa 8.000 biglietti. L’Olimpico domani potrebbe superare la soglia dei 35 mila.

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