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Sonno, l’attività fisica protegge chi dorme troppo o troppo poco

A leggere le statistiche, sia chi soffre d’insonnia e si rigira tutta la notte tra le lenzuola cercando di cadere tra le braccia di Morfeo sia chi al contrario rimane tranquillamente per una decina d’ore a riposare senza sosta potrebbero trovarsi di fronte alla possibilità di vivere meno a lungo. Tra le contromisure possibili ora la scienza propone una soluzione a costo zero, che impone solamente un pizzico d’impegno: l’attività fisica regolare. A ricordare che muoversi può aiutare a sopportare i problemi legati al sonno è una ricerca su più di 90.000 persone apparsa sull’European Journal of Preventive Cardiology, rivista della Società Europea di Cardiologia (ESC).

Come si valuta l’impatto del movimento

Facendo aumentare l’attività fisica, stando a quanto riporta la ricerca, calerebbero i rischi di mortalità legati all’eccesso di sonno o all’insonnia. Si può riassumere così la conclusione dell’autore Jihui Zhang. dell’Affiliated Brain Hospital dell’Università medica di Guangzhou, in Cina.

La novità offerta dalla ricerca è che per valutare quanto davvero possa essere significativo l’impatto del movimento in questi soggetti è stato impiegato una particolare dispositivo, chiamato accelerometro, senza basarsi solamente sulle percezioni soggettive di chi ha preso parte alla ricerca. Lo strumento infatti registra il movimento, fornendo così stime oggettive e più affidabili dell’attività e della durata del sonno. Venendo specificamente alla ricerca, questa ha studiato gli effetti congiunti dell’attività fisica e della durata del sonno sul rischio di mortalità utilizzando l’accelerometria su 92.221 adulti di età compresa tra 40 e 73 anni nella coorte della Biobanca del Regno Unito che hanno indossato un braccialetto accelerometro per una settimana tra il 2013 e il 2015.

La durata del sonno per notte è stata classificata come breve (meno di sei ore), normale (da sei a otto ore) o lunga (più di otto ore). Il volume totale dell’attività fisica è stato suddiviso in terzili (basso, intermedio, alto). L’attività fisica da moderata a intensa è stata classificata come conforme o meno alle linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità. I dati sulla mortalità sono stati raccolti dai registri dei decessi. L’esito primario era la morte per tutte le cause. Gli obiettivi secondari dell’indagine erano la morte per malattie cardiovascolari e per tumore.  L’età media dei partecipanti era di 62 anni e il 56% erano donne. Durante il monitoraggio medio di sette anni, 3.080 partecipanti sono deceduti: 1.074 per malattie cardiovascolari e 1.871 per cancro.

Importante muoversi regolarmente

I ricercatori hanno esaminato in che modo l’attività fisica ha influenzato l’impatto del sonno sulla mortalità, osservando prima il volume di attività e poi l’attività fisica da moderata a vigorosa.  Per quanto riguarda il volume di attività, in quelli con quantità basse, il sonno breve e quello lungo sono stati associati rispettivamente al 16% e al 37% di aumento del rischio di morte per tutte le cause.

Nei partecipanti con quantità intermedie di esercizio, solo il sonno breve era dannoso, con una probabilità di morte per tutte le cause aumentata del 41%. In quelli con un’elevata quantità di esercizio, la durata del sonno non era collegata al rischio di morte. Per la morte cardiovascolare, i dormiglioni con un basso volume di esercizio avevano un rischio elevato del 69%, che scompariva quando l’esercizio aumentava a volumi moderati o elevati.

Per quanto riguarda la morte per cancro, chi dormiva più a lungo con una bassa quantità di esercizio aveva un rischio aumentato del 21%, che scompariva con volumi di esercizio moderati o elevati. Risultati simili sono stati trovati per l’attività fisica da moderata a vigorosa. In chi non si muoveva come consigliato dall’OMS, il sonno breve e quello lungo erano associati rispettivamente al 31% e al 20% di aumento del rischio di morte per tutte le cause.

Per quanto riguarda la morte cardiovascolare, i dormiglioni che non hanno rispettato i consigli sull’intensità dell’esercizio avevano un rischio elevato del 52%, che è scomparso in coloro che hanno raggiunto le raccomandazioni. Si tratta ovviamente di indicazioni generali che tuttavia rilevano una volta di più l’importanza di sane abitudini in prevenzione: chi soffre d’insonnia e fa un regolare esercizio fisico può compensare parzialmente l’impatto negativo del riposo mancato. E lo stesso accade anche per chi dorme troppo. L’esercizio fisico regolare può salvare la vita.

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