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Stefano Dal Corso, morto in cella a Oristano: il caso riaperto da una finta consegna Amazon

Sulla morte di Stefano Dal Corso spuntano, ora, nuovi particolari, e non di poco conto. Una serie di dettagli inquietanti che hanno avuto, ad ogni modo, il merito di riaprire le indagini e che fanno sospettare che non si sia trattato di suicidio. 

Morte Stefano Dal Corso, la famiglia: “Mio fratello non si è suicidato. Vogliamo l’autopsia per sapere la verità”

Suicidio Stefano Dal Corso: nuovi inquietanti dettagli

Nel dettaglio, come riporta anche Repubblica, un libro e una coppia di finti fattorini Amazon. All’interno del libro, poi, due parole sottolineate che sembrano avere un alto valore simbolico: la prima è ”confessione”, e poi la seconda ”morte”. Sono dettagli giudicati sufficienti per far ripartire le indagini sulla drammatica vicenda di Stefano Dal Corso, il detenuto trovato impiccato in cella nel carcere di Oristano nello scorso ottobre. La vicenda, ora, diventa un vero e proprio giallo dai contorni non proprio chiari. La data delle svolta è stata quella dell’8 marzo scorso.

La consegna dei finiti facchini Amazon

Durante quella giornata, dopo cinque mesi dalla morte del 42enne del Tufello, che si trovava dietro le sbarre per una tentata estorsione, due corrieri avevano bussato alla porta della sorella della vittima: i fattorini sembrano sapere tutto, dal numero di telefono della sorella fino al particolare del citofono rotto. Si presentano come due corriere di Amazon. Ma, a dire il vero, non indossavano neanche la divisa. Dopo aver bussato alla porta, poi, si limitano a consegnare una scatola alla donna. Il libro consegnato dai finti fattorini era diretto al detenuto, venuto a mancare negli ultimi mesi del 2022. E poi, un altro dettaglio inquietante, l’ennesimo: il volume era stato firmato da una mistica austriaca. Infine, quelle sottolineature, che fanno quasi pensare ad un messaggio in codice: “La confessione” e “La morte”, come se si volesse comunicare qualcosa di importante, ma tra le righe. Insomma, dopo la negata autopsia, l’ennesimo episodio che dimostra come la morte di Stefano dal Corso non sia così semplice da chiarire. 

L’autopsia negata e l’appello della sorella di Stefano

Ricordiamo, inoltre, come vi avevamo raccontato in un altro articolo, che la questione della sua morte si era già complicata nelle settimane scorse, dal momento che l’autopsia era stata negata e il suicidio prontamente comprovato. Troppi dubbi, e nessuna voglia di rassegnarsi, tanto che Marisa Dal Corso, 55 anni, la sorella di Stefano, aveva voluto lanciare una raccolta di denaro per poter finanziare l’autopsia. In quell’occasione aveva dichiarato: “Mio fratello è morto nel carcere di Oristano, dove si trovava per un processo. E’ morto impiccato, mi hanno detto al telefono. Eppure lui non aveva alcun motivo di togliersi la vita, mai aveva manifestato l’intenzione di farlo e anzi aveva preso accordi per un lavoro in un ristorante appena sarebbe uscito, da lì a poco. Mi hanno mandato solo delle foto, poche e in cui tra l’altro era vestito, dalle quali si vedono segni come di presa su un braccio, uno alla testa e sugli occhi. Per ben due volte ci è stata negata la possibilità di fare l’esame autoptico, ma io chiedo che venga fatta chiarezza. Voglio capire come è morto Stefano”. 

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